Credere nel momento della malattia

giornata del malato

Martedì 11 febbraio celebreremo la festa della Madonna di Lourdes, nel 162° anniversario della prima apparizione della Vergine Maria a Santa Bernadette e il tema proposto quest’anno è: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro (Mt 11,28). Nel suo messaggio per questa giornata, Papa Francesco scrive:

Le parole che Gesù pronuncia: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11,28) indicano il misterioso cammino della grazia che si rivela ai semplici e che offre ristoro agli affaticati e agli stanchi. Queste parole esprimono la solidarietà del Figlio dell’uomo, Gesù Cristo, di fronte ad una umanità afflitta e sofferente. Quante persone soffrono nel corpo e nello spirito! Egli chiama tutti ad andare da Lui, «venite a me», e promette loro sollievo e ristoro. «Quando Gesù dice questo, ha davanti agli occhi le persone che incontra ogni giorno per le strade di Galilea: tanta gente semplice, poveri, malati, peccatori, emarginati dal peso della legge e dal sistema sociale oppressivo… Questa gente lo ha sempre rincorso per ascoltare la sua parola – una parola che dava speranza».

Anche il Vangelo di questa domenica ce lo ricorda, mentre descrive la supplica rivolta a Gesù da un padre il cui figlio stava per morire. Gesù chiede di credere in Lui, alla sua parola che prima di tutto consola e salva. “Venite a me” è la richiesta di un movimento da compiere, che è l’andare verso di Lui, certi che almeno Lui ascolta aiutando ad affrontare le diverse situazioni della vita senza cadere nella disperazione.

L’esperienza della malattia fisica e spirituale, spesso segna la vita delle persone e le sensibilizza nei confronti di chi vive la realtà del dolore, facendole diventare comprensive e solidali. In questo ci è maestro Gesù, che assumendo la natura umana ha condiviso la sofferenza fino ad accogliere il limite estremo della morte. Possiamo veramente affermare che Dio, in Gesù, si è avvicinato all’uomo dimostrando il suo interesse e il suo desiderio di non lasciarlo nella miseria, ma di recuperarlo alla sua bellezza originaria. È il mistero della redenzione che continua nel tempo e nella storia, ma che chiede di essere accolto nella libertà del nostro cuore e nell’atto di fiducia in Gesù, che si rende presente in Maria sua Madre e nei segni che Lui ha affidato alla sua Chiesa.

Martedì 11 febbraio celebreremo la S. Messa nella chiesa parrocchiale di Creva e in quell’occasione sarà amministrato il sacramento dell’unzione degli infermi, segno di grazia e di consolazione. Con il Concilio Vaticano II tale Sacramento è stato riscoperto nella sua funzione originaria, superando quello che era forse lo spauracchio della morte imminente, infatti lo si chiamava solo “estrema unzione”. Noi troviamo la descrizione originaria di questo sacramento nella lettera di Giacomo: “Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con l’olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e, se ha commesso peccati, gli saranno perdonati. Confessate perciò i vostri peccati gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri per essere guariti” (Gc 5,14-16). Come notiamo, l’unzione degli infermi è un sacramento per chiedere la guarigione fisica e spirituale, che va vissuto con fede e senza alcuna aspettativa magica, ma con un grande abbandono alla volontà di Dio, che vuole per noi sempre il bene, anche quando non riusciamo comprenderlo totalmente.

don Sergio

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