Pane per quale vita?

Quando leggo la pagina del Vangelo, che la liturgia odierna ci propone, capisco la fatica compiuta da Gesù per farsi comprendere e di conseguenza quanto, quella stessa Parola, possa incidere sulla vita degli uomini e delle donne di oggi. La parola in questione è in riferimento ad un discorso fatto da Gesù nella sinagoga di Cafarnao per spiegare il significato della moltiplicazione dei pani e dei pesci a coloro che erano stati proprio in quell’occasione sfamati e lo cercavano per farlo re.

Cosa c’era da spiegare? Gesù aveva compiuto, apparentemente, un gesto di grande filantropia, certo in modo miracoloso e sorprendente, ma già Dio nel deserto era intervenuto con la manna, con le quaglie, con l’acqua a sfamare e dissetare il popolo che stava uscendo dall’Egitto.
Gesù allarga l’orizzonte dei bisogni umani a qualcosa di più grande, che dia significato alla vita, dandole un valore eterno, perché la manna ha sostenuto fisicamente e moralmente gli Ebrei, ma non ha risolto il limite estremo della morte, che poi li avrebbe raggiunti. Il discorso di Cafarnao vuole aiutarci a comprendere che il pane offerto da Gesù è la sua vita data a noi, una vita che ha vinto il peccato e la morte attraverso la sua risurrezione, aprendoci un futuro carico di speranza e di eternità.

La tentazione nostra e di coloro che ascoltavano Gesù a Cafarnao è quella di concentrare spesso la nostra attenzione su ciò che appaga il nostro bisogno presente sia a livello materiale che di affetti e ciò va anche bene, ritenendoli però un assoluto, così che venendo essi a mancare suscitano vuoti incolmabili e delusioni profonde.
È difficile accettare il proprio limite, perciò si cerca di colmarlo con tutto quello che troviamo apparentemente soddisfacente, ma che comunque non può mai essere assoluto. La ricerca di una pienezza di vita, fatta di sensazioni o eventi straordinari, rischia di renderci ansiosi e continuamente insoddisfatti. Gesù, nel suo discorso di Cafarnao, vuole farci passare dalla straordinarietà della manna a Lui, che è il pane dell’amore quotidiano di cui abbiamo veramente bisogno e che ci permette di costruire la nostra vita personale sul modello di Lui in vista della realizzazione del Regno di Dio che non finisce più.

L’Eucaristia domenicale ci permette di sostenere costantemente il nostro cammino quotidiano, con la forza della sapienza e dell’amore di Gesù, riconoscendo che gli eventi straordinari sia positivi che negativi sono di un momento e non possono e non devono intaccare ciò che è più vero e autentico della nostra vita.

don Sergio

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