Il coraggio di rischiare per la promessa di Dio

In queste domeniche del tempo pasquale diversi ragazzi e ragazze delle nostre parrocchie si accostano per la prima volta alla Comunione, dopo essersi preparati attraverso gli incontri del catechismo ed esperienze diverse di vita comunitaria. Mentre li accompagniamo con la preghiera penso sia bello ripensare anche alla nostra Prima Comunione e a come sia cresciuto il nostro rapporto con il Signore Gesù. Incoraggiante è la parola che ci viene dal Vangelo di questa domenica, in cui Gesù invita a “rimanere nel suo amore” per avere una gioia piena nella vita, poiché Egli afferma: “non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga”. Queste parole erano state dette da Gesù la sera del giovedì santo e costituivano una sorta di testamento e di missione dati ai suoi discepoli, ma valgono anche per noi, oggi, come invito a rimanere nel suo amore e a discernere quale tipo di vocazione egli ha per ciascuno di noi.

Nella quarta domenica di Pasqua si celebra, ormai da 56 anni la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni di speciale consacrazione. Era stato San Paolo VI, durante il Concilio Vaticano II, ad istituire questa Giornata di preghiera perché il Padre continui a mandare operai nella sua messe. Scriveva allora il Santo Pontefice: “Il problema del numero sufficiente di sacerdoti tocca da vicino tutti i fedeli: non solo perché ne dipende l’avvenire religioso della società cristiana, ma anche perché questo problema è il preciso e inesorabile indice della vitalità di fede e di amore delle singole comunità parrocchiali e diocesane, e testimonianza della sanità morale delle famiglie cristiane. Ove numerose sbocciano le vocazioni allo stato ecclesiastico e religioso, là si vive generosamente secondo il Vangelo”.
Come diceva l’allora Pontefice, le vocazioni esprimono la vitalità di fede e di amore di una Chiesa, per questo dobbiamo interrogarci su quanto stiamo vivendo nelle nostre comunità cristiane e su quanto stiamo lavorando per fare suscitare nuove vocazioni. Quello che stupisce è che già più di 50 anni fa c’era la preoccupazione circa il numero insufficiente di sacerdoti e religiosi, infatti, cosa dovremmo dire oggi, mentre il numero è spaventosamente calato?
La speranza cristiana nasce dalla Parola di Dio, che ci fa intravvedere la fedeltà del Signore come forza motrice di tutta la storia della salvezza e capace di fare vibrare i cuori degli uomini e delle donne. Il tema che papa Francesco ha voluto sottolineare con il messaggio per la 56a Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni (domenica 12 maggio) ci conduce istantaneamente all’esperienza pasquale dei discepoli. Essi intuiscono una promessa di bene sovrabbondante rispetto ai loro desideri, capiscono e non capiscono, seguono, ma fuggono davanti alla croce: alla fine però il coraggio di rischiare nasce in loro quando l’orizzonte della vita si spalanca oltre lo spazio e il tempo di una vita puramente umana. È il dono della Pasqua, per loro come per noi. È lo Spirito che origina in noi un coraggio inatteso e sconosciuto fino a quel momento. È il dono dello Spirito del Risorto che fa del cuore umano la più grande “risorsa innovativa” di cui il mondo ha tanto bisogno.
Invito i giovani a leggere il messaggio di Papa Francesco per questa Giornata, dove tra l’altro scrive “non c’è gioia più grande che rischiare la vita per il Signore! In particolare a voi, giovani, vorrei dire: non siate sordi alla chiamata del Signore! Se Egli vi chiama per questa via, non tirate i remi in barca e fidatevi di Lui. Non fatevi contagiare dalla paura, che ci paralizza davanti alle alte vette che il Signore ci propone. Ricordate sempre che, a coloro che lasciano le reti e la barca per seguirlo, il Signore promette la gioia di una vita nuova, che ricolma il cuore e anima il cammino.” Papa Francesco invita a “guardare a Maria. Anche nella storia di questa ragazza, la vocazione è stata nello stesso tempo una promessa e un rischio. La sua missione non è stata facile, eppure lei non ha permesso alla paura di prendere il sopravvento. Il suo «è stato il “sì” di chi vuole coinvolgersi e rischiare, di chi vuole scommettere tutto, senza altra garanzia che la certezza di sapere di essere portatrice di una promessa”.

don Sergio

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