Cristo vive e ti vuole vivo

Leggiamo nel Vangelo di Giovanni di questa domenica che “La folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando: ’Osanna’!”. 
La folla va incontro a Gesù, perché egli per primo entra in città, si fa vicino e si fa trovare. Già era disceso dal cielo accorciando la distanza tra Dio e l’uomo, ora viene in mezzo alle case dove gli uomini abitano, svolgono le loro azioni quotidiane, vivono i loro rapporti interpersonali. 
Ma, ancora di più, Gesù si fa vicino volendo entrare nel cuore degli uomini scrutandone bisogni e desideri, specialmente quelli essenziali, per dare autenticità alla vita e per infondere speranza dove sembra non essercene più.

La Settimana Santa, che ci apprestiamo a vivere, ci chiede di lasciarci incontrare dal mistero di Gesù nel culmine della sua missione, dove è centrale il desiderio di entrare in comunione intima con gli uomini, non riservando nulla per sé: “Avendo amato i suoi che erano nel mondo, lì amò sino alla fine”.
Gesù vuole insegnarci, ancora una volta, che non si può scherzare con l’amore, perché l’amore vero non ha misura, non ha tempo, coinvolge tutto l’essere della persona nel dono totale di sé. Questo, Gesù lo ha insegnato con le parole e lo ha praticato nei fatti: nella morte in croce Egli ha dato completamente la sua vita.

In un mondo, dove l’egoismo è una grande tentazione e la paura di perdere qualcosa di sé rallenta ogni spinta di bene, la vicenda di Gesù diventa una vera provocazione, poiché la perdita è in vista di una conquista. Infatti, la Pasqua proclama la vittoria di Gesù sulla morte, sul peccato, sul male. La vita perduta è ritrovata per l’eternità, per questo diciamo che Cristo è il Vivente, è Colui che guida la storia del mondo ed è per sempre il Capo della Chiesa.

La domenica delle Palme, da S. Giovanni Paolo II in poi, è stata vissuta con riferimento ai giovani e proprio nei giorni scorsi è stata pubblicata l’Esortazione apostolica di Papa Francesco “CHRISTUS VIVIT” a conclusione del Sinodo sui giovani e qui sotto vi riporto l’inizio di questa lettera, in cui l’insistenza sulla verità del Cristo vivente viene ribadita:
1. Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo. Tutto ciò che Lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita. Perciò, le prime parole che voglio rivolgere a ciascun giovane cristiano sono: Lui vive e ti vuole vivo!
2. Lui è in te, Lui è con te e non se ne va mai. Per quanto tu ti possa allontanare, accanto a te c’è il Risorto, che ti chiama e ti aspetta per ricominciare. Quando ti senti vecchio per la tristezza, i rancori, le paure, i dubbi o i fallimenti, Lui sarà lì per ridarti la forza e la speranza. Egli vive! Occorre ricordarlo spesso, perché corriamo il rischio di prendere Gesù Cristo solo come un buon esempio del passato, come un ricordo, come qualcuno che ci ha salvato duemila anni fa. Questo non ci servirebbe a nulla, ci lascerebbe uguali a prima, non ci libererebbe. Colui che ci colma della sua grazia, Colui che ci libera, Colui che ci trasforma, Colui che ci guarisce e ci conforta è qualcuno che vive. È Cristo risorto, pieno di vitalità soprannaturale, rivestito di luce infinita. Per questo San Paolo affermava: «Se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede» (1 Cor 15,17). 
125. Se Egli vive, allora davvero potrà essere presente nella tua vita, in ogni momento, per riempirlo di luce. Così non ci saranno mai più solitudine e abbandono. Anche se tutti se ne andassero, Egli sarà lì, come ha promesso: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Egli riempie tutto con la sua presenza invisibile, e dovunque tu vada ti starà aspettando. Perché non solo è venuto, ma viene e continuerà a venire ogni giorno per invitarti a camminare verso un orizzonte sempre nuovo.

Vi invito a partecipare, per quanto potete, ai riti del Triduo Pasquale e se avete dei figli portate anche loro, perché sono i giorni più importanti dell’anno liturgico e i segni che caratterizzano le celebrazioni sono essi stessi linguaggio di fede.

Buona Settimana Santa.

don Sergio

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