Gesù apre i nostri occhi per potere vedere gli altri

In questa quarta domenica di Quaresima la liturgia ci mette di fronte all’esperienza di un uomo, cieco dalla nascita, che acquista il dono della vista per opera di Gesù. Il miracolo compiuto da Gesù è un atto creativo, infatti, spalma del fango sugli occhi del cieco e lo invia a lavarsi alla piscina di Siloe, che significa “Inviato”. Quello ci andò e tornò che ci vedeva. 
Noi sappiamo che l’Inviato è Gesù stesso, il Messia mandato dal Padre per salvare gli uomini e, come aveva profetizzato Isaia, per dare ai ciechi la vista, insieme a tanti altri benefici. La luce degli occhi è data a questo cieco da Colui che nella Veglia del Sabato santo proclameremo come “Luce del mondo”, dopo avere acceso il cero pasquale. Proprio da quel cero viene accesa, per essere consegnata nel sacramento del battesimo, la candela a coloro che diventano cristiani, con l’auspicio che essi vivano per sempre come figli della luce. Questa è la prerogativa di noi discepoli del Signore Gesù, vivere come figli della luce , portando nel cuore la luminosità che nasce dal partecipare alla sua vita di Figlio di Dio. A me sembra un dono stupendo, perché ci permette di scrutare i misteri profondi dell’esistenza, ma anche di eliminare quelle barriere che ostacolano la capacità di guardare con verità ciò che ci circonda e la storia stessa nella quale siamo inseriti. Di tale luce ha bisogno tutta l’umanità, tentata di scoraggiarsi di fronte ai molti problemi e alle cose storte che non vanno. Eppure è possibile cambiare, Gesù ce lo ha assicurato indicandoci anche le vie per ritrovare fiducia e per acquisire la forza necessaria di intervento. L’uomo che non ci vedeva si è lasciato toccare da Gesù e ha ascoltato le sue indicazioni, così, dice il Vangelo, “quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva”. Come notiamo, per quell’uomo fu tutta una questione di abbandono fiducioso in Gesù al quale, solo dopo vari dialoghi, avrebbe detto chiaramente: “Credo, Signore!”.

La questione della fede, oggi, è segnata dalla bramosia di verificare, di toccare con mano tutto, di avere risposte immediate, negando la possibilità di abbandonarsi a Gesù, che ha promesso di salvare tutte le cose, assicurandoci anche di essere in mezzo a noi fino alla fine del mondo.

Solo questo atto di fiducia permette all’uomo di avere una autentica serenità e di guardare al futuro con speranza, in quanto Egli, con la sua Croce e risurrezione ha già redento il mondo. Questa è la bellezza vista da Pietro nel momento della Trasfigurazione, è la luce che emana da Cristo, tanto da rendere il primo degli Apostoli pronto, in modo ingenuo, ma generoso, a fare tre tende per Gesù, Mosè ed Elia, segno di una ospitalità immediata.

don Sergio

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