Avvolti da una grazia sovrabbondante

Vorrei fare precedere alla riflessione di questa domenica un sincero ringraziamento per la partecipazione sentita e composta ai funerali di don Luigi Moretti e per l’affetto che molti gli hanno dimostrato. Scrivo anche a nome dei suoi famigliari che hanno sentito il conforto della vostra presenza e della vostra preghiera. Ora siamo certi che nella liturgia del Cielo egli continuerà ad assisterci nel cammino verso la Patria celeste.
Ora la nostra Comunità pastorale si trova con un sacerdote in meno nell’attesa che il Vescovo ce ne mandi uno per venire incontro alle diverse esigenze della nostra vita pastorale. Intanto è necessario prenderci l’impegno di una preghiera costante per chiedere al Signore il dono di nuove vocazioni sacerdotali.

Vengo dunque alla riflessione di questa domenica che nella liturgia ambrosiana è chiamata “penultima dopo l’Epifania” e che viene detta “della divina clemenza”. Con essa ci prepariamo a vivere il tempo di Quaresima, che inizierà fra due settimane e che ci impegnerà in un cammino di conversione per giungere rinnovati alla Pasqua.

In questa domenica notiamo come il Signore sia ricco di misericordia e pronto al perdono con interventi che precedono la conversione degli uomini. Il Vangelo ci presenta la chiamata di Levi (Matteo), che stava seduto al banco delle imposte. Ciò che stupisce è la determinazione di tale chiamata: “Seguimi”, essa precede la conversione e diventa un atto di fiducia da parte di Gesù, di fronte a quest’uomo, peccatore pubblico, ma potenziale apostolo. La grazia precede la conversione.

Simile esperienza ha fatto san Paolo mentre era sulla via di Damasco e lo racconta egli stesso nella prima lettera a Timoteo: “Gesù Cristo mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento”. Pochi versetti dopo afferma “così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù”. Così agisce ancora il Signore Gesù in chi si lascia abbracciare dalla sua clemenza di fronte alle nostre povertà e debolezze, perché Egli continua a venire incontro ad una umanità che spesso non sa dove andare e soffre dell’imperfezione umana, causa di tanti mali spirituali. “Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”, così si conclude il Vangelo di questa domenica, lasciando dentro i nostri cuori un senso di meraviglia, ma anche di conforto, specialmente quando ci sentiamo indegni di fronte all’amore del Signore. Sono convinto che tutti noi abbiano bisogno di comprendere che il Signore Gesù, come a Levi e come a Paolo, vuole dirci “seguimi”, perché vuole affidarci una missione di pace e di amore dentro questo nostro mondo.

don Sergio

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