Tutti figli amati

Quando ero piccolo avevo imparato un detto: “l’Epifania tutte le feste porta via”. Si rientra nella normalità della vita e nella quotidianità delle cose, così come lo è stata la vita di Gesù.
La sua Epifania ( = manifestazione al mondo), incominciata a Betlemme con il riconoscimento da parte dei Magi, sembra interrotta, nel Vangelo, fino ai 30 anni (a parte la parentesi dell’episodio di Lui dodicenne al tempio), quando inizia la sua vita pubblica con il Battesimo al Giordano, che ricordiamo in questa domenica e con le nozze di Cana, che la liturgia ci farà ricordare la prossima domenica. 
Battesimo al Giordano e nozze di Cana, insieme all’Epifania, sono considerate dalla liturgia tre tappe del rivelarsi di Gesù agli uomini.

I 30 anni di Nazaret sono, dunque, da pensare come tempo perso rispetto ai 3 anni intensi di vita pubblica di Gesù? Io penso a quei 30 anni come al tempo dell’immersione nel quotidiano, della condivisione delle gioie, dei dolori, delle fatiche e delle speranze della gente comune, che è, in fondo, la vita di ciascuno di noi, della maggior parte degli uomini e delle donne di questo mondo.
A Nazaret, Gesù è vissuto come cittadino del mondo, uomo insieme agli altri uomini, Creatore che condivide l’esperienza della creatura.
Al Giordano Dio si rivolge a Gesù, vissuto per 30 anni a Nazaret e gli dice: “Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto”. Nulla di straordinario ha vissuto quest’uomo, egli è il Figlio di Dio che si manifesta al Giordano per dirci che la nostra esistenza, di cittadini del mondo, ha una caratteristica fondamentale, quella di essere figli di Dio.

La ferialità dei giorni ha in sé la straordinarietà di farci vivere da figli di un Dio che è Padre. Se l’Epifania porta via tutte le feste, afferma però una verità importante, che è quella del nostro vivere da figli. 
Gesù è Figlio amato dal Padre, anche nel piccolo villaggio di Nazaret di cui qualcuno dirà “Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?”. I giudizi degli uomini sono davvero diversi da quelli degli uomini: ciò che noi riteniamo poco o niente è grande invece per il Signore Dio.

Qualcuno potrebbe anche dire di noi: “può venire qualcosa di buono da Luino, da Colmegna, da Creva, da dalle Motte, da Voldomino?”, ma Dio risponderebbe: “Sì, perché gli abitanti di questi luoghi sono figli e figlie da me amati e per loro ho mandato il mio Figlio unigenito nel mondo”.
Giorno per giorno la nostra vita si costruisce nel compiere il disegno del Padre dentro i tempi e i luoghi nei quali Egli ci ha inviato. 
Per Gesù è stata l’esperienza di Nazaret, per noi la nostra famiglia, il nostro paese, il nostro lavoro, le nostre amicizie, le nostre diverse attività. Comunque, tutto vissuto da figli di un Dio creatore e Padre, che ci ha collocati in questo mondo per collaborare all’opera della sua creazione.

Lo Spirito Santo sceso su Gesù al Giordano è lo stesso Spirito, che è sceso su di noi il giorno del nostro Battesimo e che ci ha consacrato, ci ha reso realtà sacra di fronte a Dio per fare dei nostri giorni feriali il canto della festa dei figli.

don Sergio

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