Come i Magi, attratti dalla Luce

Quest’anno la solennità dell’Epifania cade di domenica, così che finita la festa si entra subito nel ritmo dei giorni e speriamo siano sostenuti da ciò che nelle scorse settimane abbiamo vissuto. 
Infatti, il Natale ci ha fatto rivivere il Mistero di Dio che nel suo Figlio Gesù ci ha visitato aprendo il nostro cuore alla speranza, certi che ormai lo sguardo fisso verso l’alto, tipico di chi attende qualcosa, incontrerà una Luce che guiderà alla verità cercata e non ancora conosciuta.

L’esperienza dei Magi è significativa e rassicurante anche per questa nostra umanità spesso smarrita e impaurita da ciò che accade e dal futuro che si trova davanti. Questi sapienti dell’Oriente non hanno avuto alcuna esitazione ad intraprendere il cammino dietro la Stella, anche se non sapevano dove li avrebbe condotti. Hanno avuto solo fede, hanno creduto che quella Stella luminosa non era un abbaglio, ma chiedeva loro di camminare, di affrontare l’avventura di un cammino, che da soli non avrebbero mai affrontato. Chiedeva loro, inoltre, di avere pazienza perché le cose belle e importanti vanno conquistate e non sono il frutto del tutto e subito, bensì di una ricerca, che a volte si scontra con l’indifferenza, la gelosia, l’invidia, l’arroganza di un potere che presume di avere la verità in tasca, abbattendo ogni confronto. 
Non lasciamo spegnere la Luce che è apparsa nel mondo, quella vera che è Gesù stesso, perché è di questa Luce che noi abbiamo bisogno per non smarrire il cammino della nostra esistenza che vuole condurci alla meta, quella preparata per noi e per la quale Gesù ha dato tutto se stesso.

Mi sembra bello pensare ai Magi che dopo avere incontrato e adorato Gesù, avvertiti in sogno, se ne tornarono al loro Paese per un’altra via non passando più da Erode. Avevano trovato la Verità e perciò non avevano più la necessità di raffrontarsi con chi della Verità aveva paura e da quella paura avrebbe ordinato la strage degli innocenti.

I sondaggi attuali ci dicono che la gente ha paura, ma il rischio è quello di essere come Erode, che fermo nella sua posizione di potere non si smuove alla ricerca di ciò che sta realmente accadendo, non vuole accettare la realtà di un cambiamento della storia, che ha come protagonista un Bambino deposto in una mangiatoia e ne diventa persecutore crudele. Erode non ha voluto conoscere quel bambino, ne ha avuto solo un pregiudizio, ma se lo avesse conosciuto avrebbe saputo che in Lui sono racchiuse le potenzialità di bene, di pace, di giustizia, di libertà, di verità per l’intera umanità di allora e di sempre.

Sembra di vedere che questa storia continui ancora oggi nelle stragi di nuovi innocenti e nella paura di conoscere Gesù.

don Sergio

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