Le profezie adempiute in Gesù

La domanda che molti si pongono dopo duemila anni di cristianesimo è se qualche cosa sia davvero cambiato nel mondo, perché gli Ebrei che attendevano il Messia si aspettavano il compimento delle profezie. Infatti Giovanni il Battista, nel Vangelo di questa domenica, invia i suoi discepoli da Gesù chiedendogli se fosse Lui colui che doveva venire. E la risposta è chiara: “Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito”. E loro avevano assistito a guarigioni e avevano ascoltato la buona novella. Davvero Gesù era l’atteso e i gesti e le parole lo dimostravano.

Ora dobbiamo dire che tale novità è continuata in questi due millenni di cristianesimo e si manifesta ancora oggi attraverso i discepoli di Gesù che ne continuano l’opera, magari senza andare a finire sui giornali o sulle televisioni, perché fanno più audience i gossip e gli scandali. 
La novità evangelica, comunque, concretamente entra nelle maglie della storia e delle vicende di un popolo che è ancora capace di sperare e non si scoraggia di fronte alle brutture del mondo. Ciò è possibile perché nel cuore dell’uomo è nascosto il seme della bellezza e della bontà di Dio, che chiede di germogliare, anche se questo avviene in modo nascosto e inconscio. È l’anelito profondo di un’umanità che non riesce ad arrendersi al vuoto dei valori e chiede, a volte disperatamente, di poterli recuperare per trovare senso al vivere quotidiano. Insieme ai poveri, ai malati e ai disperati, esistono tanti uomini e donne che vogliono vivere veramente, senza essere abbagliati dai miti e dagli idoli che tentano di sottrarli all’autentica luce.

Andando a benedire, in queste settimane, mi sono reso conto che la necessità di ritrovare la gioia di vivere è presente in molti, specialmente in coloro che non si fidano più degli abbagli avvincenti delle mode e di un mondo che sembra sempre più artificiale e che non riesce ad entrare nei bisogni veri dell gente. Gesù è venuto nel mondo per insegnarci l’amore, la solidarietà e il coraggio di chinarci su chi non ce la fa più da solo a vivere. La sua lezione non si è smarrita, anzi, viene riconsegnata nei gesti e nelle parole di chi continua a fare come ha fatto Lui. Posso testimoniare che anche nelle parrocchie della nostra comunità pastorale esistono situazioni di vera carità e di servizio eroico nei confronti di malati, anziani, poveri, ma anche situazioni di accettazione cristiana della malattia e della sofferenza morale (penso, per esempio, alla fedeltà coniugale di mogli e mariti traditi o maltrattati). È un mondo sommerso di amore cristiano, nutrito dalla preghiera e dalla fede in Colui che dà forza. Tutto ciò sfata l’idea che nel mondo esistano solo cose cattive e che il bene sia un puro ideale. Se mi dovessero dire: “il Vangelo è ancora vissuto?”, risponderei con sincerità che ho visto coi miei occhi e ho ascoltato con le mie orecchie e sarei pronto a indicare nomi e cognomi di persone che vivono così, se non andassi contro la privacy o contro quella nobile discrezione e dignità di cui esse sono ricche.

Di fronte a ciò mi convinco sempre più che Gesù non è venuto invano e il cristianesimo, predicato e trasmesso nei diversi contesti della vita, continua a produrre frutti abbondanti di bene testimoniando la bellezza del Vangelo e la fedeltà di Dio nei confronti dell’umanità. Questa è la storia vera e questa è anche la storia che non è scritta nei libri di scuola, ma nel cuore dei singoli e delle famiglie per i quali diventa tesoro da cui attingere. 
Questa settimana siamo invitati a pregare con i cristiani dell’Oceania, che non sono presenti nella nostra Città. Al contrario, abbiamo alcuni nostri cittadini che vivono in quei luoghi di bellezze incontaminate e incantate, che ci riportano all’alba della vita e al bisogno di natura e armonia.
Lasciamoci guidare nella preghiera dalla Vergine Immacolata, la cui purezza diventa per noi nostalgia di novità e di bellezza interiore.

don Sergio

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