Andate in tutto il mondo

La Festa della Dedicazione della Cattedrale, celebrata la scorsa domenica, offre alla liturgia ambrosiana lo spunto per vivere come conseguenza la domenica del mandato missionario e insieme, a distanza di una settimana dal resto della Chiesa universale, la Giornata Missionaria Mondiale. Questa domenica, infatti, l’invito della missione è molto forte e ci viene proprio dalle parole di Gesù che sentiamo nel Vangelo di Marco: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura” (Mc 16,16). Notiamo come il mandato missionario ha un fine preciso che è quello di annunciare il Vangelo a tutti, nessuno escluso. E noi sappiamo che il Vangelo è Gesù stesso, la via, la verità e la vita per ogni uomo.

Purtroppo notiamo che nelle nostre parrocchie, ad antichissima tradizione cristiana, con un forte radicamento della Chiesa in mezzo alla gente, la fede rischia di non essere più un’eredità trasmessa di generazione in generazione, respirata in casa nei gesti e nelle parole semplici di tutti i giorni e particolarmente nelle feste cristiane, a cominciare dalla domenica. Tutto questo, in molti casi, oggi, manca e così del centro della fede si ha spesso una conoscenza di “seconda mano”, mediata dal clamore dei mass media. Basta vedere come vengono trattati certi argomenti della fede o le questioni ecclesiali alla televisione o sui giornali. Che immagine di Cristo, del Vangelo e della Chiesa viene data? A volte è deprimente sentire come certi opinionisti vengono interpellati, senza nessuna esperienza, o deviando il pensiero autentico della Chiesa e del Vangelo.

È necessario recuperare la freschezza del primo annuncio della fede che riguarda l’incontro con Gesù di Nazaret, vissuto nelle diverse tappe della vita. Tale annuncio impegna tutti coloro che credono in Gesù e si sentono responsabili della Buona Novella da Lui annunciata. Le occasioni sono molteplici: penso alla nascita di un bambino e al battesimo. In questo caso è importante per una coppia che presenta il proprio figlio per il Battesimo sentire la presenza accogliente del sacerdote e della comunità cristiana. Per molte coppie, infatti, la nascita di un bimbo diventa l’occasione di una nuova riscoperta della fede e di un incontro rinnovato con Gesù. Anche l’inizio del catechismo per molti bambini diventa l’occasione del primo incontro con Gesù presentato e testimoniato dai catechisti, perché capita che in casa non ne abbiano mai sentito parlare o non ne abbiano mai percepito la presenza nei gesti e nei segni (non è raro che ci siano bambini incapaci di fare il segno della croce e a digiuno di anche una piccola preghiera).
Altre occasioni si presentano come primo o rinnovato annuncio: il corso fidanzati, il sacramento del matrimonio, celebrazioni liete o tristi della vita vissute all’interno di una celebrazione. La cosa bella è che il Signore si rende presente sempre e a noi tocca riconoscerlo e farlo conoscere per dare luce alle diverse vicende della vita.

Io spero che il Sinodo dei Giovani, svoltosi a Roma in questo mese di ottobre, possa indicare modi concreti per aiutare i giovani a compiere un serio discernimento per superare la paura di accogliere Cristo e di vivere nella sua Chiesa, come richiama Papa Francesco nel messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale di quest’anno: “In essi si trova il tesoro che riempie di gioia la vita. Ve lo dico per esperienza: grazie alla fede ho trovato il fondamento dei miei sogni e la forza di realizzarli. Ho visto molte sofferenze, molte povertà sfigurare i volti di tanti fratelli e sorelle. Eppure, per chi sta con Gesù, il male è provocazione ad amare sempre di più”. Chiedetevi – aggiunge – “cosa farebbe Cristo al mio posto?”.

La Festa di Tutti i Santi, che celebreremo nei prossimi giorni, sarà un’occasione forte per affermare la gioia della sequela di Cristo, perché in Lui e attraverso Lui le nostre vite possono puntare a mete molto alte, che vanno oltre i confini della vita eterna, aprendosi all’eternità, dando così un significato e un’apertura di speranza alla commemorazione di tutti i defunti.

don Sergio

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