Una presenza che dà senso alla vita

Sta terminando il tempo di ferie per la maggior parte di noi e stanno per iniziare le diverse attività ritmate da quella che per molti è la monotonia della quotidianità, pronta a distruggere la parentesi del riposo e dello svago estivo.
Anche la vita delle nostre parrocchie, con la festa della Natività di Maria, l’8 settembre, prenderà ufficialmente il via, guidata dalla lettera pastorale del nostro Arcivescovo, dal titolo “Cresce lungo il cammino il suo vigore”, un invito a vedere la Chiesa in un continuo rinnovamento, “non assolutizzando mai forme, assetti, strutture e modalità della sua vita”.
È il cammino di un popolo nel quale siamo inseriti tutti noi attraverso il Battesimo, che trova slancio e forza dall’ascolto della Parola di Dio, specialmente quella liturgica, offerta a noi nella S. Messa domenicale, dove al centro c’è sempre Cristo.

“Lui deve crescere; io, invece, diminuire” (Gv 3,30). Questa affermazione di Giovanni Battista è emblematica e ci dice quale è la sua consapevolezza di fronte all’avvento di Gesù. D’ora in avanti è il Cristo, il Figlio di Dio, che deve emergere e che deve essere conosciuto, amato, adorato per la sua missione di Salvatore.
Per questo motivo la liturgia ambrosiana mette in rilievo la festa del martirio di Giovanni Battista, attestata nel calendario ambrosiano già a partire dal III – IV secolo, e segna una tappa importante nella storia della salvezza attraverso i temi e le figure che, dopo Pentecoste, ci hanno accompagnato nella liturgia domenicale. Così, la predicazione e la morte di Giovanni Battista aprono il nostro sguardo su Gesù, mediatore della nuova ed eterna alleanza con Dio. Con Lui è iniziata la storia definitiva dell’umanità che avrà il suo compimento nella risurrezione finale.

Ma, già fin da ora, il regno dei cieli è iniziato ed è entrato in modo forte a dare luce alla storia dell’umanità che anche noi stessi viviamo. Una storia che ci avvolge e che siamo chiamati a comprendere sempre meglio, per viverla senza subirla perché, infatti, il rischio è quello di leggere il tempo che scorre come un inesorabile succedersi di giorni con vicende liete e tristi, o spesso addirittura drammatiche, privandole di senso. Invece questa storia è stata visitata e gode della presenza di Gesù, il Salvatore, il quale la illumina e la rende storia salvata e redenta.

La costante presenza di Gesù risorto è il motivo della gioia e della speranza della Chiesa, la quale diventa per gli uomini un faro luminoso dentro il buio e le domande della vita quotidiana non solo dei cristiani, ma di tutti gli uomini.
Giovanni Battista ha riconosciuto in Gesù l’atteso da tutte le genti e questa fu per lui la grande gioia che non poteva tenere per sé, ma che doveva comunicare. Ormai la sua missione si compiva per lasciare spazio alla missione di Gesù. È ciò che dovrebbe succedere anche a noi quando riconosciamo la presenza di Gesù nella nostra vita: lasciargli spazio in noi, perché in noi agisca la sua grazia. Solo così la nostra esistenza non sarà più un’inesorabile susseguirsi di giorni, come scrivevo sopra, ma sarà invece tempo in cui il Signore opera con la forza del suo amore, che è grazia per noi, e, attraverso di noi, grazia per chi ci vive accanto.
Ciò rende dunque diversa la nostra vita e la storia che viviamo è la consapevolezza che Gesù è dentro di noi e poiché Lui è il tutto, ciò è sufficiente per renderci felici.

Buon inizio a tutti,

don Sergio

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