Superare la rigidezza

Gesù ci insegna una verità grandissima che è quella del superamento dei pregiudizi per accogliere il bene grande che spesso c’è anche in chi è diverso da noi o ha una fede differente dalla nostra. Vi invito a leggere e a meditare attentamente il Vangelo di questa domenica, che ben si collega anche alla prima lettura.

L’episodio del centurione pagano che invoca Gesù per la guarigione di un suo servo malato è emblematico, ma ancora di più è la riflessione che ne fa Gesù dopo averlo guarito: “Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande”.
Perché Gesù arriva a fare questa affermazione? Perché il Vangelo ci dice che quel servo era molto caro al suo padrone. Già qui troviamo un atteggiamento di superamento degli schemi gerarchici dove i servi sono i servi e i padroni padroni. Nel centurione vediamo la carità di Dio, che in Gesù si è rivelata, avvolgerlo e guidarlo nei suoi pensieri e nelle sue scelte. Ma ancora vediamo un superamento della rigida logica umana e religiosa nel fatto che il centurione aveva fatto costruire la sinagoga.

Ciò potrebbe sembrare scandaloso, ma è un fatto evidente che dice sconfinamento dalle restrizioni religiose per un’intuizione che lo apre ad orizzonti nuovi, capaci di sconvolgere la sua vita sino ad un affidamento inaspettato. Ed è qui che troviamo il terzo elemento che stupisce, il messaggio inviato a Gesù: “Signore non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito”.
In tali parole troviamo il senso di indegnità di quell’uomo di fronte a Gesù e, dunque, un senso di riverenza che dice rispetto, ma anche fiducia in una parola che è potente e capace di guarire. Potremmo chiederci se la nostra fede è davvero così grande!

Una parola vorrei scrivere anche su Ciro, re di Persia richiamato dalla prima lettura, il quale manda un proclama per tutto il suo regno in cui dice che Dio gli ha ordinato di costruirgli un tempio a Gerusalemme: un pagano chiamato a costruire un tempio a Dio.

L’agire di Dio è davvero sconvolgente, ma ci aiuta ad avere una fede aperta, uno sguardo benevolo su tutto ciò che è buono e che diventa il suo linguaggio nei confronti degli uomini, ma anche un richiamo a verificare la nostra fede, di noi che ci diciamo credenti e che forse abbiamo bisogno di farci più piccoli e semplici.

don Sergio

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