Il bene non finisce, perché il bene è Dio

Più medito la Parola di Dio, in queste domeniche dopo Pentecoste, e più mi rendo conto che la storia degli uomini si ripete nei suoi pregi e nei suoi difetti, con la costante della benevolenza di Dio, che non smette di volere salvare l’umanità, a partire dal patto di Alleanza definitivo che Gesù ha stretto, con il suo sacrificio, tra Dio e l’umanità stessa.

Questo è consolante perché, fin dall’Antico Testamento, il tentativo umano di negare Dio è sempre stato evidente, ma Dio si è continuamente rivelato come il “Presente” e il “Provvidente”, a differenza degli idoli costruiti dal pensiero e dalle mani degli uomini, che hanno subito l’usura del tempo e delle stagioni, fino al loro annientamento.

Come è accaduto al tempo del profeta Elia – ne leggiamo un tratto della sua vicenda nella prima lettura di questa domenica – che ha dovuto contrastare i falsi profeti di Baal, idoli delle nazioni vicine ad Israele, i quali pretendevano di negare il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe che aveva compiuti grandi prodigi.
In quella occasione, come in altre, il Dio della Rivelazione si è fatto presente dimostrando la sua fedeltà alla promessa fatta al popolo d’Israele.

Con Gesù, la promessa di salvezza si è resa definitiva, anche se il tentativo di rifiuto c’è stato e continua a manifestarsi nelle azioni e nelle parole di una parte dell’umanità.
Gesù lo ha affermato attraverso la parabola dei vignaioli omicidi, che troviamo nella liturgia di questa domenica, con la citazione del Salmo 117: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo” (v.22).
Ora, la nostra fede ha il suo fondamento in questa pietra che è il Cristo morto e risorto, rifiutato da una parte di Israele e accolto dai pagani, come afferma S. Paolo, per suscitare la gelosia di coloro che hanno rifiutato, così che anch’essi sperimentino la gioia della salvezza.

Credo che ciò sia valido anche per noi oggi, dove la gioia dei credenti in Cristo può interpellare l’indifferenza e la scontentezza di coloro che sono lontani dalla fede. Infatti, la testimonianza evangelica gioiosa ha la forza di contagiare suscitando desideri di bene che hanno il sapore del Bene assoluto che è Dio.

Quella di questa domenica è una pagina molto forte che rivela il desiderio di Gesù di recuperare, per l’uomo, il vero rapporto con Dio e, ancora di più, fargli comprendere che l’uomo stesso deve diventare tempio in cui il Signore Dio vuole dimorare.

don Sergio

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