Contro la durezza del cuore

Nel disegno creatore di Dio un posto di rilievo è dato all’amore di coppia, tanto da farlo
diventare segno dell’amore di Dio per il suo popolo e, con l’Incarnazione, dell’amore di Cristo per la sua Chiesa. La Parola di Dio di questa domenica ci offre una bella riflessione proprio su questo tema.
L’uomo e la donna sono il vertice della creazione, anche se sono piccola cosa rispetto
all’universo intero. Ce lo dice con somma poesia il salmo 8, che preghiamo nella liturgia di questa domenica: “Che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo, perché te ne curi? Davvero l’hai fatto poco meno di un dio, di gloria e di onore lo hai coronato“. Magnifica è, dunque, l’opera del Signore e noi ce ne dobbiamo ricordare per non smarrire il valore della nostra dignità.
Uomo e donna, chiamati ad essere segno dell’amore di Dio e, in modo particolare, in quella che è la caratteristica di ogni essere umano: la relazione, che si esprime, nella maggior parte dei casi, nell’amore coniugale, così come ha voluto Dio dall’inizio: “Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne” (Gen, 2,24).
Sappiamo tutti, come poi è andata la vicenda: con il peccato originale le difficoltà sono
iniziate, suscitando tanta sofferenza per gli ostacoli incontrati proprio nel vivere le relazioni. Quell’amore di coppia che doveva essere un’unica carne è stato tentato di infedeltà e tradimento.
Gesù, con la sua missione redentiva, ha riportato in luce il progetto iniziale di Dio,
ridonandolo all’uomo perché ne potesse godere pienamente. Capiamo così, la risposta data da Gesù ai farisei sulla liceità data al marito di ripudiare la propria moglie secondo la legge di Mosè : “Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma all’inizio della creazione…”. Gesù ripropone il disegno di Dio concludendo: “Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”. La chiarezza del pensiero di Gesù è
indiscutibile. Egli parla di durezza del cuore intervenuta nella relazione uomo-donna, come causa delle separazioni e dei divorzi.
Eppure noi abbiamo ricevuto lo Spirito Santo, che ci ha dato la possibilità di trasformare il nostro cuore e i nostri pensieri, come era stato promesso da Dio attraverso il Profeta
Ezechiele: “Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno Spirito nuovo. Toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne”.
Vedete allora quello che ha fatto Gesù? Dalla sua morte e risurrezione è dato a noi lo Spirito Santo che è in grado di rendere il nostro cuore ancora capace di amare.
Perché, allora, ci sono oggi tanti matrimoni che vanno in crisi e si sfasciano? Io sono convinto che viene a mancare nell’uno o nell’altra o in ambedue l’accoglienza dello Spirito Santo, tanto da sclerotizzare il cuore, rendendolo incapace di amare.
Qualche tempo fa ho parlato con un giovane marito sconsolato, perché la moglie ha chiesto la separazione senza, apparentemente motivi validi. Lei non se la sente più di stare insieme a lui e, badate bene, non ci sono di mezzo tradimenti e infedeltà. Quel marito sta pregando molto perché la moglie si ravveda. Io credo sia venuto a mancare il vino come alle nozze di Cana.
Non me la sento di giudicare, eppure sono convinto che l’invocazione dello Spirito Santo da parte di tutti e due potrebbe riempire le loro giare che in parte si sono svuotate, recuperando la grazia che nel sacramento del matrimonio era stata loro data.
Io dico sempre che, prima di andare dagli avvocati, gli sposi dovrebbero ritornare dal Signore, dal quale è nata la loro vocazione e, poiché Dio ha fatto ogni cosa buona, essi non possono sciuparla, ma invece la devono custodire e guarire.

don Sergio

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