Il segreto della vita

Giorno dopo giorno ci stiamo avvicinando alla Pasqua e il Vangelo di questa domenica ne è un anticipo. Infatti la risurrezione di Lazzaro è un segno della potenza di Dio sulla morte e su tutte quelle situazioni che mettono l’uomo in uno stato di non vita.

La liturgia della Parola, nella prima lettura, riporta il brano del Deuteronomio nel quale si ricorda come Dio abbia liberato gli Ebrei dalla schiavitù d’Egitto, accompagnandoli verso la terra promessa, manifestando così la sua fedeltà.

Gesù, facendo risorgere Lazzaro, esprime l’intenzione di Dio di salvare l’uomo dalla morte eterna, poiché Lui stesso è il garante della vita: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno”.
Vivere e credere in Gesù sono i messaggi ricevuti nelle precedenti domeniche. Ricordiamo le sue parole: “Se rimanete nella mia parola…” (la domenica di Abramo); “Credi nel Figlio dell’uomo?” – “Io credo, Signore” (domenica del cielo nato).
L’itinerario quaresimale ci ha condotto a riconoscere Gesù nella nostra vita come Colui senza il quale non possiamo vivere, poiché Egli stesso è la “Vita del mondo”.
Il battesimo ci ha inserito nella vita di Cristo per una libertà da conquistare giorno per giorno, certi che Egli non muore più e che, attraverso di Lui, anche la nostra vita riceve un destino eterno, che inizia già qui su questa terra e che trova il suo fondamento nelle opere compiute da Dio nei confronti del suo popolo e del suo Figlio Gesù.
È necessario fare memoria per avere la speranza e gli Ebrei ce lo insegnano. Infatti, l’Antico Testamento è costellato dei ricordi di quanto Dio ha fatto per il suo popolo e ciò era diventato un rituale.
Nelle vigilie delle feste ebraiche il figlio più piccolo domanda: “Che cosa significa tutto questo?”. La risposta è tesa a spiegare il motivo della festa, che ha sempre al centro un intervento di Dio.

Questo modo di procedere rischia, nella nostra società, di essere tralasciato, perché tutto viene vissuto in fretta, diventando fruitori di attimi fuggenti che non incidono nel profondo del cuore, facendo rimanere tutto in superficie e facilmente cancellabile.
Il susseguirsi veloce di cose nuove non permette di assimilare le diverse esperienze con la conseguente perdita della loro memoria.
Ciò può accadere anche per le realtà spirituali quando sono vissute come una delle tante cose di una giornata o della vita stessa e non come quelle che ne rivelano il loro significato.

Il Vangelo di questa domenica sottolinea il bisogno di rimettere sempre Gesù al centro, perché in Lui e attraverso di Lui si compiono le opere meravigliose di Dio, che si possono rivelare anche attraverso situazioni di vita drammatiche o immediatamente incomprensibili. Così Gesù spiega nel Vangelo di Giovanni la morte di Lazzaro: “Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato”.
Noi vorremmo la comprensione di tutto ciò che ci accade, subito, e invece abbiamo bisogno di tempo e di una fede autentica capace di lasciare che l’opera di Dio si manifesti quando Egli vuole.

don Sergio

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