Liberarsi dalle catene che imprigionano il cuore

La “domenica di Abramo”, così è chiamata, nella liturgia ambrosiana, la terza di Quaresima. Il riferimento chiaro è ad Abramo, nostro padre nella fede, dal quale possiamo cogliere tutta la disponibilità a lasciarsi guidare da una parola che, a volte, chiede di lasciare non la casa e la terra, come è accaduto a lui, ma le proprie convinzioni, i propri pensieri, per seguire le vie di Dio.

Credere in Dio è fidarsi di Lui, dei suoi progetti su di noi; è ascoltare la sua parola e i suoi comandamenti. Però la grande tentazione dell’uomo di ogni tempo è di fare di testa propria mettendo in dubbio la bontà di Dio nei confronti delle persone che Egli ha creato con grande amore.
Nel brano dell’Esodo che la liturgia di questa domenica ci presenta come prima lettura, Dio si rivolge a Mosè rimarcando le debolezze del popolo d’Israele, poco tempo dopo avergli consegnato i comandamenti: “Il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto, si è pervertito”; “Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato”; “Ho osservato questo popolo: ecco, è un popolo dalla dura cervice”.
Sono parole che rivelano l’allontanamento da Dio e dalla sua Parola che aveva fatto di quel popolo schiavo un popolo in cammino verso la libertà.

Gesù, venendo nel mondo come Parola incarnata, vuole condurre l’uomo sulle strade della libertà, ma anche ora vediamo che mettersi in ascolto di tale parola richiede una fede incondizionata.
Meraviglia, infatti, l’inizio del brano giovanneo in questione (Gv 8, 31-59) “Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto”. Erano, dunque, discepoli che gli avevano creduto, ma che poi si sono scagliati contro di Lui, perché Egli domandava di compiere un passo ulteriore rispetto alla fede dei padri. Egli domandava di riconoscere in Lui e nel suo messaggio la rivelazione del Dio di Abramo: “Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”.
Noi quali discepoli siamo? Stare dalla parte di Gesù significa rimanere nella sua parola, anche se scomoda, anche se va contro la mentalità comune. Rimanere nella parola di Gesù significa osservare i comandamenti, che Egli non ha abolito, ma ha portato a compimento, riassumendoli nella legge dell’amore.

Alla Chiesa viene spesso rimproverato di non essere al passo con i tempi e che perciò deve aggiornarsi. Forse nei metodi qualche cosa si può e si deve cambiare, ma non nei contenuti, perché si andrebbe contro la verità facendo cadere l’uomo nella schiavitù del peccato e dello sfiguramento del suo vero volto.
Neanche le leggi dello Stato possono annullare la verità della legge di Dio, che è legge di vita e di libertà.

Cristo ci ha rivelato il Dio dell’amore, della verità e della libertà ed ora è la Chiesa che è chiamata a confermare i fratelli nella fede in quel Dio di Gesù, attraverso il magistero del Papa e dei Vescovi uniti a lui.
Verità, libertà, amore sono virtù da recuperare per vivere una fede autentica che ci apra a scoprire sempre meglio la misericordia di Dio, che in Gesù si è manifestata. La Quaresima è tempo favorevole per convertirci a questo Dio, abbandonando gli idoli che il pensiero umano si costruisce in ogni epoca della storia, ma che si rivelano poi inconsistenti e incapaci di riempire il cuore degli uomini.

don Sergio

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