L’inizio dei segni

Prima della mia riflessione vorrei ringraziare tutti coloro che si sono impegnati per rendere belle le celebrazioni liturgiche del Natale, che hanno permesso di accostarci al mistero della nascita di Gesù con lo spirito giusto. Grazie per tutto il lavoro, spesso umile e nascosto, che ha richiesto tempo e sacrifici.

Ora veniamo alla riflessione settimanale. Dopo il Battesimo al Giordano, una nuova rivelazione di Gesù ci viene proposta dalla liturgia domenicale, è il miracolo delle nozze di Cana, con la quale il Verbo incarnato esprime il suo desiderio di colmare i vuoti di felicità e di amore che l’uomo rischia sempre di sperimentare nella propria vita.

La famiglia è:

  • il luogo dove si accresce l’amore attraverso i gesti semplici e le parole cariche di affetto e comprensione;
  • è il luogo dove le relazioni umane sono alla base di ogni altra relazione che i suoi membri instaurano al di fuori di essa, in ogni circostanza della vita;
  • è, inoltre, il luogo dove si impara a vivere una fraternità che va oltre i confini della famiglia stessa.

Gesù ha scelto di compiere il primo miracolo (segno per l’evangelista Giovanni) nel contesto della famiglia, piccola Chiesa domestica, alla ricerca dell’unità e della carità.
L’ultimo segno sarà manifestato sulla croce e rivelerà l’amore straordinario di Gesù per gli uomini, per i quali sarà pronto a dare la vita.
Egli conosce la fragilità del cuore umano, la tentazione di mollare di fronte alle difficoltà, la precarietà degli affetti e degli equilibri dei cuori. Per tale motivo ha aperto il suo cuore facendo scaturire abbondanza di grazie, così da riempire con il suo Spirito gli otri che si sono svuotati rischiando di rendere priva di gioia la festa di nozze.
Con il miracolo di Cana si apre per ogni famiglia e per l’intera famiglia umana la speranza di un amore senza tramonto e di una gioia universale.
È necessario però ritornare a Gesù ascoltando le parole di Maria: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”, così che il Vangelo della gioia irradi nel cuore di tutti i cristiani, perché diventino segno visibile e testimoni dell’amore.

Il desiderio di Gesù è quello di vedere i suoi discepoli come un cuore solo ed un’anima sola, ma non è sempre così: le divisioni nelle famiglie e tra i cristiani sono una realtà triste, che va superata con l’impegno di tutti e con la preghiera comune.
Su questa direzione si svolge ogni anno la Settimana di Preghiera per l’unità dei cristiani dal 18 al 25 gennaio che, quest’anno, ha come tema “Potente è la tua mano, Signore” (Ed. 15,69), un versetto tratto dal grande canto di lode innalzato a Dio da Mosè dopo il passaggio del Mar Rosso e l’uscita dall’Egitto.
Ancora oggi è intrapresa una lotta tra il bene e il male e noi cristiani, fratelli e sorelle delle diverse chiese cristiane, abbiamo la certezza di avere l’unico Signore con noi, che ci fornisce l’armatura del Vangelo della pace e della giustizia per rispondere al male con il bene, all’odio e all’inimicizia con l’amore.

don Sergio

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