In Gesù la pace vera

Gesù è il Figlio di Dio che si incarna completamente, senza nessun privilegio divino, se non quello, di essere figlio amato, ma ciò è grazia anche per noi, per i quali l’amore di Dio è fedele.

In tale pensiero possiamo porre tutto l’anno 2017, che si sta concludendo, certi che ogni
momento vissuto è stato accompagnato da uno sguardo premuroso e provvidente di Dio, che non manca di amare i suoi figli.
Ciascuno di noi, alla fine dell’anno, cerca di tirare le somme di ciò che ha vissuto e qualche volta sembra che il saldo sia negativo, con tanta delusione per chi si trova dentro questo risultato.
Io sono convinto che non ci si debba mai abbattere moralmente, ed anche in un bilancio fallimentare non si deve mai perdere la fiducia e la speranza per un futuro migliore.
A noi è richiesto rimettere continuamente la fiducia in Dio, certi che Egli è sempre pronto a riscattarci e ad offrirci quello che è necessario per la nostra vita.
Rileggere l’anno passato è sempre importante per stendere le basi di quello nuovo che inizia, tenendo conto dell’esperienza vissuta e auspicando qualcosa di migliore, non come pretesa assoluta, ma come desiderio di novità e di rinnovamento.

La Chiesa celebra il primo giorno dell’anno la Giornata Mondiale della Pace, che ha nel messaggio del Papa uno strumento utile di riflessione e di presa di coscienza del grande dovere di essere promotori di pace dopo avere accolto nel Natale Gesù, il principe della pace.
Il messaggio di quest’anno per la Giornata Mondiale della Pace, cioè migranti e rifugiati, si colloca nel quadro della cura della casa comune che Papa Francesco ha proposto con tanto vigore ed efficacia nella Laudato si’. I responsabili della cosa pubblica hanno il compito di gestire situazioni complesse e rapidi cambiamenti, e di allocare risorse limitate. Come all’interno di una famiglia, abbiamo bisogno che siano tanto compassionevoli quanto “prudenti”, capaci di attenzione e di cura.
I responsabili della cosa pubblica dovrebbero adottare misure pratiche per accogliere, proteggere, promuovere e integrare: è loro dovere farlo, nei limiti consentiti dal bene comune rettamente inteso, come pure favorire l’inserimento nella società dei nuovi arrivati. Per questo devono avere davanti agli occhi i bisogni di tutti i membri della famiglia umana e il benessere di ciascuno. Allo stesso tempo, “i nuovi arrivati non devono dimenticare che hanno il dovere di rispettare le leggi, la cultura e le tradizioni dei Paesi in cui sono accolti”.
Per sostenere l’importante processo di riflessione e discernimento in corso, il Messaggio della Giornata Mondiale della Pace di quest’anno ci invita a considerare migranti e rifugiati come uomini e donne che cercano, portano e costruiscono pace.
Il mistero è proprio questo: quello che si sono visti negare nel paese d’origine, i migranti aiutano a costruirlo là dove arrivano. Di questo mistero fanno esperienza quelle comunità, cristiane e non, che offrono accoglienza e costruiscono integrazione. Con parole profetiche Papa Francesco ci ricorda nel Messaggio che abbiamo la capacità di trasformare “in cantieri di pace le nostre città, spesso divise e polarizzate da conflitti che riguardano proprio la presenza di migranti e rifugiati”.
Buon Anno.

don Sergio

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