Davvero servi inutili?

Il mese di ottobre, caratterizzato dal tema della missionarietà della Chiesa, ci ricorda che “in virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario. Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione” (Evangelii Gaudium 120). Ciò significa che, continua nello stesso documento di Papa Francesco, appena citato, “ogni cristiano è missionario nella misura in cui si è incontrato con l’amore di Dio in Cristo Gesù”.
Qui sta il nocciolo della fede cristiana: l’incontro con Cristo che ci rivela l’amore di Dio. A questo infatti tende la catechesi dell’iniziazione cristiana, che propriamente inizia con il battesimo, momento in cui i genitori, i padrini e le madrine si impegnano a fare conoscere Cristo e tutto ciò che Lui ha insegnato, alla stessa maniera con cui i primi discepoli ricevettero il mandato missionario da Cristo prima che Lui salisse al Cielo.
Potremmo dire che l’evangelizzazione è innanzitutto riprodurre nella vita l’insegnamento di Cristo, incarnandolo nella storia quotidiana di ciascuno, dove le gioie, le fatiche, le conquiste, i fallimenti, la salute, la malattia e persino la morte riflettono il pensiero di Cristo, il Figlio che si sente servo amato dal Padre e lo ricambia amandolo nella fedeltà alla missione per cui è entrato nel mondo.
Sulla scia di Gesù servo vi invito a meditare la pagina del Vangelo di questa domenica, che potrebbe sembrare incomprensibile e non accettabile ad una prima lettura, perché apparentemente non gratificante: “Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: siamo servi inutili”.
La traduzione sembra poco felice, perché dovrebbe essere “siamo poveri servi”, dunque “semplicemente servi”, abbiamo fatto il nostro lavoro e abbiamo cercato di farlo bene.
Il problema è che il desiderio è sempre quello di essere considerati per quello che si fa, ma non sempre è così evidenteme e immediato il riconoscimento. Lo vediamo anche nelle cose semplici e normali della vita di tutti i giorni, cominciando dalla famiglia, dove ciascuno, nel proprio ruolo, è chiamato ad agire con amore.
Lo hai fatto con amore? Questa è la soddisfazione, la contentezza. Gesù ci ha insegnato questo: Egli ci ha salvato, ha addirittura dato la vita per amore, si è fatto servo per amore.
Dunque non servi proprio inutili, ma testimoni di una presenza che vuole essere riflesso dell’amore di Dio, che in Gesù si è reso visibile.

don Sergio

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