Il nostro Dio ama essere in relazione

Tutta la storia della salvezza ci presenta Dio in relazione con gli uomini, perché questo è il suo modo di essere e che ne rivela la sua identità.
L’incarnazione di Gesù ce lo ha manifestato chiaramente, anche perché la predicazione stessa di Gesù e la sua opera rivelano la sua comunione con il Padre nello Spirito Santo.
Le parole pronunciate da Gesù nel Vangelo di questa domenica sono una evidente presentazione di quanto scritto sopra: “Il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo”.
Possiamo dire che c’è un’intesa profonda tra il Padre e il Figlio, che è segno di un amore eterno: “Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà cose ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati”.
La risurrezione di Gesù sarà veramente la meraviglia delle meraviglie, perché afferma una relazione d’amore che supera la morte e questo vale per il Figlio, ma si estende a tutti coloro che si uniscono a Lui, in un rapporto di figliolanza e di fiducia in Dio.
S. Paolo scrivendo ai Corinzi afferma che “Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti” e con questo la speranza per gli uomini si fa certezza di Dio che non vuole perderci, ma, nel suo Figlio Gesù, attirarci a sé per sempre.
La cosa bella è che Dio ci ama ogni giorno; in Gesù ci apre alla comunione con Lui mentre viviamo questa vita terrena facendoci superare la paura della solitudine, che spesso tenta di avvolgerci.
Mi lascia sempre stupito l’esperienza degli apostoli che hanno ascoltato da Gesù la sua esperienza di relazione personale con Dio Padre e l’hanno vista realizzata nelle opere da Lui compiute, fino alla stupenda verità della Pasqua.
Ma anche oggi la nostra realtà battesimale ci introduce in una affascinante avventura relazionale con Gesù e attraverso Lui, nella grazia dello Spirito Santo, con Dio Padre.
La vita cristiana è questa ed è talmente concreta e quotidiana da renderla affascinante. Certo è necessario imparare a stare con Gesù, a dargli spazio, senza la paura di perdere quel tempo che, talvolta, è impegnato da occupazioni vuote e poco costruttive.
La prossima settimana vivremo la festa d’inizio dell’anno oratoriano, luogo privilegiato per imparare a crescere nella conoscenza dell’amore di Dio attraverso la catechesi, la preghiera, la vita fraterna e l’impegno verso i fratelli.
Gli sforzi fatti in questi anni per ridare vita all’Oratorio attendono un’accoglienza e una fiducia da parte dei genitori, così da favorire nei figli la partecipazione alle diverse attività.
Il cammino di pastorale giovanile, sostenuto dalle proposte diocesane, sta donando opportunità notevoli ai nostri preadolescenti, adolescenti e giovani per dare alla loro vita la gioia di incontrare il Signore e di vivere nella scoperta del progetto che Egli ha su ciascuno di loro.
La nomina del nuovo Arcivescovo, Mons. Mario Delpini è un’ulteriore forza di rinnovamento per la nostra Chiesa ambrosiana, nella quale molti di noi hanno imparato e stanno cercando di continuare a vivere una relazione forte con il Signore, che dà significato alla propria esistenza.

don Sergio

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