Come i tre pastorelli di Fatima: educati all’Adorazione

Celebriamo questa domenica la solennità del Corpo e del Sangue del Signore, dopo averla già celebrata liturgicamente giovedì 15 giugno attraverso la processione eucaristica decanale.
È una festa troppo importante per lasciarla scorrere via superficialmente.
È necessario recuperare sempre il senso di questo grande Mistero che è l’Eucaristia, voluta da Gesù e definita da Lui stesso: “Pane di vita eterna”. Precisamente Egli dice: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.
Da ciò si deduce che la vita eterna è già qualcosa che ci viene data, oggi, come caparra di un futuro che già ci appartiene.
L’Eucaristia è comunione con Gesù, come Egli stesso dice ancora: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui”.
La solennità del Corpus Domini ci interpella sul nostro modo di vivere l’Eucaristia, specialmente quella domenicale, alla quale siamo tutti invitati e sulla consapevolezza del grande dono che ci viene offerto: dono di vita e di comunione.
Dono di vita, perché è la vita stessa di Gesù che si immerge nella nostra e dono di comunione, perché, come scrive S. Paolo nella Prima lettera ai Corinzi: “E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane”.
Comprendiamo così che fare la Comunione non è solo intimità con il Signore Gesù, ma anche comunione con gli altri, condivisione, solidarietà, necessità di superare ogni divisione, perché incompatibile con la vita stessa di Gesù che nell’Eucaristia si è fatto dono per gli altri chiedendo ai suoi apostoli di renderlo attuale sempre: “Fate questo in memoria di me”.
Indispensabile è, dunque, il ministero sacerdotale attraverso cui si rinnova nel tempo l’ultima cena. Senza i sacerdoti non avremmo la celebrazione eucaristica e mancherebbe il mondo di quel Pane che sazia e rinnova la vita dell’umanità.
Ma c’è anche un sacerdozio battesimale nel quale siamo tutti coinvolti, che va riscoperto come partecipazione a quello di Cristo.
Ci stiamo preparando ad accogliere la statua della Madonna pellegrina di Fatima e come i tre pastorelli vorrei invitarvi a prepararvi come anche loro sono stati preparati dall’Angelo della pace, l’anno prima delle apparizioni.
Così racconta Lucia. Era verso la fine del mese di settembre del 1916 quando l’angelo tornò a visitarli: “teneva nella sinistra un calice, sul quale era sospesa un’ostia da cui cadevano dentro il calice alcune gocce di sangue. L’Angelo lasciò il calice sospeso nell’aria, si inginocchiò accanto a noi, pregammo a lungo. Poi l’Angelo prese nelle sue mani il calice e l’Ostia. Diede a me la sacra Ostia e divise il sangue del calice tra Giacinta e Francesco. E disse nello stesso tempo: Prendete e bevete il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo, orribilmente oltraggiato dagli uomini ingrati”.
Questo fatto permette di affermare che la devozione mariana non può mai essere separata dall’incontro personale con Gesù a cui Maria spinge.
Perciò sono convinto che la settimana mariana, che comincerà domenica prossima 25 giugno con l’arrivo della statua della Madonna pellegrina, potrà essere un momento forte anche di incontro con Gesù.

don Sergio

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