Signore, vieni a vedere

La visita di Papa Francesco a Milano ha suscitato tanto entusiasmo in chi ha partecipato a qualche evento, ma anche in chi vi ha assistito attraverso i mezzi di comunicazione. I motivi sono molteplici: la consapevolezza di essere Chiesa, popolo di Dio in questa terra ambrosiana e questo lo ha ricordato Papa Francesco nell’omelia della S. Messa al Parco di Monza: “Ci fa bene ricordare che siamo membri del Popolo di Dio! Milanesi, sì, Ambrosiani, certo, ma parte del grande Popolo di Dio. Un popolo formato da mille volti, storie e provenienze, un popolo multiculturale e multietnico. Questa è una delle nostre ricchezze.”
Ma c’è un atlro motivo che ha entusiasmato: la carica di ottimismo e di speranza che ha saputo suscitare a partire dall’ascolto della Parola di Dio, ricordando le parole dell’Arcangelo Gabriele a Maria: “«Nulla è impossibile a Dio». Quando crediamo che tutto dipenda esclusivamente da noi rimaniamo prigionieri delle nostre capacità, delle nostre forze, dei nostri miopi orizzonti. Quando invece ci apriamo alla grazia, sembra che l’impossibile incominci a diventare realtà.”
Da quest’ultimo pensiero vorrei proporvi la mia riflessione sul vangelo di questa domenica.
Ci stiamo avvicinando sempre più alla Settimana Santa e in questa Quinta Domenica di Quaresima il segno della risurrezione di Lazzaro prelude al grande evento della Risurrezione di Gesù. Sono tanti i motivi di riflessione che ci vengono dalla lettura di questo miracolo straordinario, che vuole solamente farci percepire di nuovo il grande amore di Gesù per l’uomo, così da non lasciarlo in preda del male e della morte.
Gesù, a Betania, viene invitato ad andare verso la tomba nella quale è stato riposto il corpo inanime di Lazzaro: “Signore, vieni a vedere!”.
Anche noi tante volte rivolgiamo lo stesso invito a Gesù perché venga a visitare una persona morta o malata nel corpo o nello spirito. L’impotenza umana trova uno spiraglio di speranza sapendo che Gesù ha vissuto, nella sua umanità le stesse nostre esperienze e così ci resta più facile parlargli e invocarlo: “Signore, vieni a vedere cosa mi sta succedendo, perché tu mi puoi capire e aiutare”.
Ma questo lo possiamo dire anche per il mondo che sta attorno a noi, per le vicende di questa nostra società, spesso scoraggiata dalle sofferenze di ogni genere: malattie, catastrofi naturali, incomprensioni familiari, perdita di lavoro e casa, ingiustizie, violenze, guerre. La sfiducia rischia di prendere il sopravvento e di svilire ogni tentativo di reazione positiva, ma Cristo ci viene incontro con la sua forza dirompente, che nasce dall’affidarsi alla bontà di Dio Padre.
E’ stupenda la preghiera di Gesù davanti alla tomba dell’amico Lazzaro: “Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto”.
Gesù non protesta e non chiede la risurrezione dell’amico Lazzaro, ma ringrazia Dio Padre perché sa di essere ascoltato ed è convinto che qualunque cosa il Padre sta per fare porterà alla sconfitta della morte.
Ora noi sappiamo che la Pasqua è davvero sconfitta della morte e del peccato, per questo motivo il cristiano deve essere un ottimista, perché succeda quello che succeda, la vita e la grazia prevarranno su tutto.
Il nostro mondo contemporaneo sta vivendo inquietudini di ogni genere, suscitando paure e incertezze per il futuro, ma la Parola di Dio ci rassicura circa la fedeltà del Signore e della sua vittoria su ogni male. Il ritornello del Salmo responsoriale della S. Messa di questa domenica può essere il nostro slogan: “Mia forza e mio canto è il Signore”, che dice sicurezza e gioia come risultato finale di ogni abbandono a Dio.

don Sergio

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