Lo stupore per la clemenza divina

Questa domenica, penultima dopo l’Epifania, è chiamata, nella liturgia ambrosiana, della “divina clemenza”, cominciando a prepararci al tempo di Quaresima, che inizieremo il prossimo 5 marzo.

Essa, infatti, rivela l’infinito amore di Dio che si manifesta ad una umanità peccatrice e incapace di mantenersi costantemente fedele.

Così è avvenuto per il popolo di Israele, il quale più volte ha dovuto chiedere perdono a Dio, come sentiamo nel libro del profeta Baruc: “Abbiamo peccato, siamo stati empi… allontana da noi la tua collera… ascolta, Signore, la nostra preghiera, la nostra supplica, liberaci per il tuo amore”.

Di fronte all’amore di Dio ci si sente inadeguati, ma ugualmente abbiamo il bisogno di essere compresi e salvati.

E’ la nostra ricerca di misericordia da parte del Signore che rivela una ulteriore ricerca di misericordia anche da parte di coloro che ci stanno attorno o perché li abbiamo offesi o perché non siamo stati da loro compresi.

Nel brano del Vangelo in cui è presentato l’episodio dell’adultera condotta davanti a Gesù dagli scribi e dai farisei, per sentire un suo parere circa la lapidazione richiesa per lei dalla legge, cogliamo la grandezza d’amore che egli vuole offrire a quella donna e, nello stesso tempo, l’invito ai suoi interlocutori a riconoscere il loro essere soggetto e oggetto di misericordia.

“Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”.

Scrive San Giovanni: “se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani” e alla donna Gesù dice “Non ti condanno: va’ e d’ora in poi non peccare più”.

Gesù non nasconde il male, perché esso è un fatto evidente, ma perdona la donna, invitandola a ravvedersi, a non peccare più. Quella di Gesù è una forte lezione di vita dove si coniugano benissimo la misericordia con l’invito alla conversione.

La nostra forte tentazione è quella del giudizio spietato, unito alla condanna, senza una prospettiva di redenzione, quasi un marchio impresso a chi ha sbagliato, togliendo ogni possibilità di ravvedimento.

E’ lo stile duro di chi presume di essere perfetto, vedendo tutto il male negli altri senza un briciolo di tolleranza.

Dio, con il suo Figlio Gesù, ci invita ad usare clemenza, testimoniandola Egli stesso con i fatti concreti, verso di noi.

don Sergio

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