Qualsiasi cosa vi dica, fatela

Alle nozze di Cana Gesù “manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui” (Gv 2,11), così si conclude il brano di Vangelo di questa domenica. Nell’Antico Testamento Dio si era manifestato più volte nella sua benevolenza e nella sua grandezza, specialmente durante il cammino dell’Esodo, intervenendo provvidenzialmente in situazioni di pericolo e di disagio del popolo ebreo. Una di queste fu quando mancava l’acqua, così che Dio la fece scaturire dalla roccia, nonostante l’incredulità di Mosè, di Aronne e degli Israeliti.
Il libro dei Numeri conclude con queste parole l’episodio citato: “Queste sono le acque di Meriba, dove gli Israeliti litigarono con il Signore e dove egli si dimostrò santo in mezzo a loro” (Nm 20,13).
Credere è fidarsi nell’amore provvidente di Dio che, a volte, si rivela chiedendo all’uomo di agire nei modi più impensabili: parlare alla roccia (Nm), riempire d’acqua le anfore (Gv). Tutto ciò perché lo dice il Signore, come è l’invito di Maria ai servi di Cana: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela” (Gv 2,5).
La parola del Signore risponde ai nostri desideri più nascosti, anche quelli che noi non riusciamo a comprendere e ad esprimere pienamente. E’ necessario, però, mettersi in ascolto, mettendo in azione la virtù della speranza, la quale ci permette di non far morire ciò che il nostro cuore desidera per una felicità vera.
E’ bello pensare che il primo segno compiuto da Gesù sia ad una festa di nozze, perché l’amore sponsale è il segno attraverso cui Dio ha sempre voluto esprimere il suo amore per il popolo d’Israele ed in Gesù verso la Chiesa.
Ora, noi sappiamo come l’amore di coppia è spesso minacciato e rischia di spegnersi per tanti motivi. La medicina più efficace in questi casi è proprio ascoltare Gesù riconoscendo nella sua Parola l’antidoto ad ogni male e fragilità. Solo Gesù sa offrire il vino nuovo, capace di risvegliare i cuori assopiti e indeboliti, perché il suo Spirito rinnova ciò che sembra perduto o addirittura morto.
Questo vale per il matrimonio cristiano, ma anche per qualsiasi altra realtà, di fronte alla quale chiediamo luce al Signore, o Lui stesso chiede a noi qualcosa di particolare.
La Parola del Signore non è mai per il nostro male, ma per il nostro bene, per la salvezza delle nostre anime e per la vita della Chiesa stessa.
A questo proposito, la Settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani, che si svolge ogni anno dall 18 al 25 gennaio, ci invita ad accogliere l’amore di Cristo spingendoci alla riconciliazione.
Il tema scelto per quest’anno: “L’amore di Cristo ci spinge verso la riconciliazione” (2 Cor 5, 14-20) ci ricorda come Dio ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha dato a noi l’incarico di portare altri alla riconciliazione con Lui.
A partire da questo amore e da questa riconciliazione molte famiglie potrebbero iniziare un nuovo cammino anche se segnate da ferite e fratture più o meno significative.
Così come potrebbero fare le Chiese cristiane segnate da secoli di divisione, nella ricerca di un dialogo costruttivo.

don Sergio

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