Regalità e servizio

Questa domenica la liturgia ambrosiana celebra la festa di Gesù Cristo Re dell’Universo, concludendo così l’anno liturgico e preparandosi ad iniziarne un altro con il tempo di Avvento.
Nell’anno trascorso, ancora una volta, abbiamo imparato a conoscere Gesù e, per chi vuole essere suo discepolo, le esigenze del Vangelo, su cui saremo giudicati alla fine della nostra vita.
Tutto l’insegnamento di Gesù è volto a suscitare nel cuore degli uomini sentimenti di amore, amicizia, solidarietà nei confronti di tutti, senza esclusione di persone, poiché egli ci ha ricordato che Dio è Padre e noi siamo tutti figli suoi, legati da un vincolo di fraterna carità.
Gesù stesso, per primo, essendo Figlio, si è fatto nostro fratello, condividendo la nostra vita e piegandosi specialmente verso i più poveri ed emarginati.
IL suo esempio diventa una grande spinta per noi a vivere relazioni autentiche e fraterne, in una logica di servizio e di amore.
“Chi è il più grande tra di noi?” si domandavano un giorno i discepoli di Gesù ed Egli rispondeva che “chi vuole essere grande si deve fare servo degli altri”.
Ora noi proclamiamo Cristo Re dell’Universo, perché Egli si è chinato sulle povertà degli uomini ed anche sui suoi discepoli, lavando loro i piedi, per darne l’esempio: “Se io Maestro lavo i piedi a voi, così anche voi fate gli uni agli altri”.
In più, Egli ci ha detto che ogni volta che abbiamo fatto del bene ad uno dei nostri fratelli, l’abbiamo fatto a Lui.
Sono le opere di misericordia divise in corporale e spirituale che in quest’anno giubilare, quasi alla conclusione, vale la pena riprendere perché ci interpellano nella nostra vita e in quella di coloro che ci stanno attorno. Ve le rammento:

Sette opere di misericordia corporale:
– dare da mangiare agli affamati
– dare da bere agli assetati
– vestire gli ignudi
– alloggiare i pellegrini
– visitare gli infermi
– visitare i carcerati
– seppellire i morti

Sette opere di misericordia spirituale:
– consigliare i dubbiosi
– insegnare agli ignoranti
– ammonire i peccatori
– consolare gli afflitti
– perdonare le offese
– sopportare pazientemente le persone moleste
– pregare Dio per i vivi e per i morti

Lo schematismo, oggi, dà un po’ fastidio, ma ci aiuta a focalizzare quali ambiti della vita e delle relazioni con le persone richiedono uno sforzo di profonda carità, per non cadere nel peccato di omissione, molte volte compiuto per disattenzione o indifferenza.
La Giornata Diocesana Caritas, che celebriamo questa domenica, ha come tema una delle sette opere di misericordia corporale: “Non dimenticate l’ospitalità” (Eb 13,2) e ci invita a riflettere sulla nostra capacità di accogliere l’altro, lo straniero, il diverso da cui dipende la qualità dei nostri rapporti umani anche con chi ci è vicino, prossimo, amico, perché fare spazio all’altro significa arricchire la propria identità, aprire orizzonti nuovi, mettere ali alle nostre radici.
Mi sembra bello vivere questa domenica anche come preparazione all’ordinazione diaconale del nostro parrocchiano Gabriele Ferrari. La scelta di servire la Chiesa come diacono permanente è risposta ad una chiamata, inserita nel contesto del suo essere marito e padre. Preghiamo per lui, perché il suo servizio possa essere un segno dell’amore di Cristo per la Chiesa, attraverso l’annuncio della Parola, l’amministrazione di alcuni sacramenti e i gesti della carità. 

don Sergio

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