Da chi andremo?

L’uomo di tutti i tempi ha sempre avuto bisogno di punti di riferimento per dirigere la propria vita e per compiere le scelte importanti che essa domanda. E’ necessario, però, riconoscere la voce che aiuti a non sbagliare, per evitare delusioni e fallimenti, come, invece, è accaduto ai nostri progenitori, con le conseguenze che tutti conosciamo e di cui ne portiamo l’eredità.
Nel suo amore infinito, Dio si è reso sempre vicino all’uomo e, cominciando dal popolo ebreo, non ha mai mancato di offrire sentieri praticabili da tutti, che portino a soluzioni di esistenza serene e chiare.
Nella liturgia della Parola di questa settima domenica dopo Pentecoste, abbiamo due pagine emblematiche di come tale riferimento sia stato accolto.
La prima pagina, tratta dal libro di Giosuè, è conosciuta come l’assemblea di Sichem, dove il popolo di Israele, liberato dalla schiavitù d’Egitto e pronto ad abitare la Terra promessa, decide di servire il Signore seguendone tutti gli insegnamenti con le seguenti parole: “Noi serviremo il Signore, nostro Dio, e ascolteremo la sua voce!”.
L’altra pagina ci viene proposta dal Vangelo di Giovanni al cap. 6 e si inserisce alla fine di un lungo discorso che Gesù fece a Cafarnao dopo aver moltiplicato i pani e che ebbe come conseguenza la defezione di molti. Gesù allora disse ai Dodici: “Volete andarvene anche voi?”. A questa domanda gli rispose Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il santo di Dio”.
Quella domanda: “Da chi andremo?” ci fa sentire solidali con Pietro, specialmente quando ci sembra di non saper più da che parte andare di fronte ai problemi dell’esistenza e quando gli interrogativi sulla vita emergono fortemente, quasi a non lasciarci pace.
Ma ancora di più è la risposta che Pietro stesso si dà che apre a noi uno spiraglio di fiducia e di speranza: “Tu solo hai parole di vita eterna”.
La consapevolezza della verità delle Parole di Gesù incoraggia nelle scelte da compiere e nelle decisioni che spesso ci bloccano e non ci fanno andare avanti.
Tutto ciò invita a non lasciarci ingannare e confondere dalle molte parole che il mondo lancia verso di noi, ma a cercare e cogliere nel Vangelo di Gesù l’unica Parola che può dare significato e forza alla nostra vita.
Assistiamo tutti, oggi, al grande marasma che caratterizza il nostro mondo e che impaurisce, in modo particolare, i nostri giovani nelle scelte che devono compiere così che, molti di loro, non scelgono o se lo fanno, spesso se ne pentono.
Io sono convinto che ciò sia dovuto al fatto che manchi un punto chiaro di riferimento e tutto diventa problematico e carico di forte insicurezza.
Scegliere di servire il Signore e di ascoltare la sua voce può portare a non avere paura del futuro e a compiere un’opera di discernimento che infonda serenità e fermezza nelle tappe fondamentali della vita.
Questo diventa possibile quando si impara a poco a poco a fidarsi del Signore sin da giovani, senza farsi troppo condizionare dai messaggi che da molte parti arrivano e che sembrano più appaganti e più facili da attuare.
Anche per i discepoli era stato così. Leggiamo, infatti, nel Vangelo: “Molti dei suoi discepoli, dopo avere ascoltato, dissero: ‘Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?’ ”.
Anche a noi è capitato qualche volta di pensare come quei discepoli, ma se abbiamo avuto il coraggio di fidarci, siamo stati, alla fine, contenti e soddisfatti, perché il Signore non può ingannarci e volere il nostro male.

don Sergio

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