Va’ prima a riconciliarti

Dopo il racconto del peccato originale, che la liturgia ambrosiana ci ha presentato la scorsa domenica, ora cominciamo a vederne le conseguenze tragiche. Invidia, gelosia, odio si annidano in Caino, fino a portarlo alla uccisione del fratello Abele, preludio di tanti altri fratricidi ce non hanno smesso di susseguirsi nella storia degli uomini.
Gesù nei suoi insegnamenti invita sempre all’amore e al rispetto dell’altro, chiedendo un atteggiamento del cuore che sia benevolo verso tutti, anche verso chi è diverso da noi per costruire una comunione e un dialogo veri con tutti.
E’ necessario, però, nutrire e coltivare una benevolenza del cuore capace di superare gli istinti negativi che possono sorgere, per vari motivi, in ogni persona. C’è una frase molto bella che il Signore rivolge a Caino: “Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Se agisci bene, non dovresti forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto e tu lo dominerai”.
In noi c’è, dunque, la capacità di dominare e respingere i sentimenti di malevolenza che non vogliamo, ma che sono frutto di tentazioni malvagie.
Certo, non bisogna arrivare alle cose estreme, ma ciò è reso possibile se si usa prudenza e attenzione nei rapporti interpersonali. Forse è per questo motivo che Gesù, parlando del comandamento di non uccidere aggiunge: “Chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello ‘stupido’ sarà sottoposto al Sinedrio e chi gli dice ‘pazzo’ sarà destinato al fuoco della Geenna”.
La radicalità di Gesù sulla legge dell’amore è disarmante e non ammette mezze misure, se poi, ci si vuole mettere davanti al Signore, nel culto e nella preghiera, la cosa è ancora più seria, poiché il Signore ci chiede libertà, sincerità e desiderio di riconciliazione con tutti.
Qui sta lo zoccolo duro del cuore umano, perché l’umiltà e il perdono non sono virtù così immediate, richiedono una forza interiore che solo il Signore ci può dare.
Il Signore ci chiede di fare di tutto per riconciliarci con il fratello che ha qualche cosa contro di noi, se poi egli non si piega, bisognerà usare ancora tanta pazienza e attendere.
Quello, però, che possiamo fare noi, dobbiamo farlo, senza tirarci indietro.
La testimonianza cristiana è fatta anche di questi gesti semplici, che ci educano a superare orgogli, presunzioni e gelosie, diventando liberi di amare, nonostante i venti avversi.
Ciò avviene con un esercizio progressivo di amore, perdono e accoglienza dell’altro, accettandone e stimandone le doti, cosa che non è avvenuta nel cuore di Caino.
E’ una educazione progressiva del cuore, che chiede di essere acquisita sin dai tempi della fanciullezza e in questo sono iniziati i nostri ragazzi, avendo la grossa opportunità dell’esperienza dell’oratorio, dove attraverso il gioco, la preghiera e le diverse attività essi sono invitati a condividere doti e ad accettare difetti e lacune.
Mi auguro che anche l’oratorio feriale sia vera scuola di fraternità e di stima reciproca, senza cedere all’invidia e alla gelosia.
La preghiera e l’esempio di noi più grandi sono l’impegno che ci possiamo prendere in questo tempo estivo e, comunque, sempre, perché anche i nostri ragazzi riconoscano la ricchezza e il dono che sono gli altri, con i quali viviamo e operiamo. 

don Sergio

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