La SS. Trinità: modello di relazione

La festa della Santissima Trinità, che la liturgia ci propone in questa domenica dopo Pentecoste, porta la nostra riflessione spirituale alla sintesi di tutto il mistero cristiano. La Sacra Scrittura è tutta una rivelazione di Dio, che in vari modi si è presentato nella storia della salvezza come Padre, Figlio e Spirito Santo, ma sempre con uno stile di profonda unità e comunione, trasmettendo la verità di Dio che è AMORE.
Si può dire che l’Antico Testamento ha preannunciato la Trinità nei diversi interventi divini (vedi l’incontro di Abramo con i tre personaggi misteriosi alle querce di Mamre), ma è Gesù che ci rivela chiaramente il Mistero trinitario presentandoci Dio come Padre, egli stesso come Figlio unito al Padre (chi vede me vede il Padre) e lo Spirito Santo come vincolo del loro amore.
La Santissima Trinità, che potrebbe sembrare un principio astratto, una verità di fede a livello dogmatico, trova nell’Antico Testamento e nel Vangelo una manifestazione concreta di Dio che nelle Tre Persone divine si incontra con l’uomo, condividendo con esso l’amore che le unisce e diventando fondamento dell’agire caritativo di tutta la Chiesa.
Dio, infatti, in se stesso non è solitudine, bensì infinito movimento d’amore. L’essenza di Dio è comunione, in quanto in esso c’è reciprocità, scambio, superamento di sé in una continua apertura all’Altro da sé.
Questo ci permette di affermare che quando pensiamo alla Santissima Trinità non facciamo astrazioni, ma cogliamo indicazioni esistenziali per la nostra vita. Dio, all’inizio aveva detto: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza”, dunque ad immagine e somiglianza della Trinità, che è comunione, legame d’amore.
L’uomo è creato come essere in relazione, così come lo è Dio ed è per questo che la solitudine ci pesa e ci fa paura, perché è contro la nostra natura.
L’uomo è stato creato per amare e solo quando ama è se stesso, quando invece non ama si abbruttisce e perde la sua identità.
Tutto ciò ci dice anche che la nostra ricerca innata di Dio è dovuta al fatto che senza di Lui perdiamo l’orizzonte dei nostri desideri e della nostra piena realizzazione, che consiste nell’amare e nell’essere amati.
Dio ci ha voluto così bene da mostrarci chiaramente il significato dell’amore autentico, mandando suo Figlio Gesù nel mondo, il quale ci ha rivelato chi è realmente Dio e cosa significa amare. In più è venuto incontro al nostro limite di comprensione donandoci lo Spirito Santo, che conduce alla verità intera.
La festa della SS. Trinità diventa una grande occasione, non solo per entrare meglio nella contemplazione di Dio, ma anche nella comprensione della nostra umanità e della bellezza del nostro essere stati creati a immagine e somiglianza di Dio.
La vocazione all’amore appartiene a tutti gli uomini e le donne, senza esclusione di persone ed è il modo più vero per dare compimento alla nostra esistenza.
Inoltre, si può dire che la festa della SS. Trinità, mentre apre al mistero di Dio, spinge a riconoscere che la vita di fede non è qualcosa che distoglie dalla concretezza quotidiana, non è qualcosa che riguarda solo gli eremiti e i contemplativi, ma entra nel vissuto di ogni giorno, coinvolgendo l’uomo in relazioni sempre più cariche di intensità e di spessore, perché l’amore richiede dono di sé, così come ce lo ha insegnato chiaramente Gesù.
Vivere l’esistenza a immagine e somiglianza di Dio impegna e responsabilizza il credente, che è chiamato ad essere dentro le vicende del mondo con una presenza attenta e illuminata, irradiando l’amore divino, che è parte costitutiva del nostro essere più profondo.

don Sergio

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