La Chiesa si riconosce dalla Misericordia

Ciò che affascina di Gesù è la sua capacità di entrare nella vita degli uomini e delle relazioni tra di loro indicando uno stile, una regola fondamentale, che i suoi discepoli hanno cercato di attuare, così da renderli riconoscibili.
La regola è il comandamento dato ai suoi la sera dell’ultima cena: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35).
Sin dall’inizio la pria comunità dei credenti, che si trovava a Gerusalemme ha cercato di realizzare questo comando di Gesù, prova ne è il modo di vivere descritto dal libro degli Atti degli apostoli, che la liturgia di questa domenica ci descrive.
Penso non sia stato facile, perché l’entusiasmo iniziale è sempre grande in tutte le cose, ma poi la perseveranza richiede in tutte le cose una convinzione profonda e il superamento degli ostacoli, dettati, in questo caso, dalla fragilità dei sentimenti umani e dalla tentazione, che il maligno non smette mai di suscitare nel cuore di chi vuole essere discepolo coerente del Signore.
Comunque, la vita della prima Comunità, così descritta, è sempre stata un punto di riferimento per la Chiesa di tutti i tempi. Potremmo dire che è il modello a cui dovrebbe attingere ogni realtà ecclesiale, che desidera testimoniare il Vangelo di Gesù.
Negli ultimi decenni i nostri Arcivescovi di Milano hanno insistito molto sull’esemplarità della Chiesa degli Atti, offrendola come modello sul quale costruire le nostre Parrocchie e comunità cristiane.
Mi sembra importante tenere presente che costruire significa compiere un cammino e, dunque, compiere i passi con gradualità, perché l’ideale da raggiungere è una costruzione ancora più grande, cioè il Regno di Dio.
Qui mi sembra venga in aiuto la Prima lettera di Paolo ai Corinzi, cap. 13, proposta come Epistola nella liturgia di questa domenica, conosciuta come l’Inno alla carità.
Paolo inizia questo brano con un invito: “Fratelli, desiderate i carismi più grandi”, mettendo al vertice e come eterna la “CARITA’”.
Lo stile perfetto di una comunità è la carità, che è il comandamento nuovo insegnato da Gesù: “che vi ammiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri”.
Le prime comunità cristiane hanno accolto l’invito di Gesù, tanto è vero che leggiamo nel libro degli Atti che “Nessuno fra loro era bisognoso” poiché esisteva lo stile della condivisione, che diventa il modo concreto di vivere nella vita lo spezzare del pane, celebrato nell’Eucaristia.
Può essere un modo chiaro di insegnare ai più piccoli come sia necessario partecipare alla S. Messa per concretizzare nella vita ciò che si celebra.
La prossima domenica i nostri bambini parteciperanno alla S. Messa di prima Comunione e sarebbe un buon proposito per noi adulti essere un esempio concreto di cosa significhi Spezzare il Pane.
Intanto preghiamo per loro, perché nell’entusiasmo della fanciullezza scoprano la bellezza dell’incontro con Gesù.

don Sergio

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