Gesù: la luce della misericordia

Il primo segno della veglia pasquale è stato l’accensione del cero, che è poi stato portato processionalmente dalla porta della chiesa fino all’altare, mentre si accendevano le luci lungo la navata centrale.
Quel cero indica la luce di Cristo che ha vinto le tenebre del peccato e della morte, illuminando e dando valore ad ogni cosa.
In questa terza domenica di Pasqua siamo invitati a riconoscere la luce che è Cristo stesso, il quale ci aiuta a leggere ogni avvenimento a partire dal progetto di Dio sulla storia e sul mondo. Sta a noi crederci o ascoltare altre intepretazioni, che vogliono confondere i nostri pensieri distraendoli da ciò che la Parola di Dio vuole comunicarci.
Gesù stesso, che portava in sé la luce del Padre, nella sua vita terrena si è trovato di fronte molti che non volevano vedere con i suoi occhi, ma con i loro, arrivando così a non capire più dove stava l’autentica verità. Ma anche gli apostoli, che testimoniavano con la vita il pensiero di Cristo, si sono trovati di fronte a diffidenze e incapacità di cogliere la bellezza di una presenza che li stava accompagnando per mano.
San Paolo non si preoccupava della diffidenza nei suoi confronti e affermava: “Io non mi vergogno del Vangelo, perché è potenza di Dio per la salvezza di chi crede” (Rom 1,16b). In questo modo ha osato portare il messaggio di Gesù in tanti luoghi dove esso era sconosciuto o ostacolato, perfino a Roma, la capitale dell’Impero, dove il paganesimo era la religione di Stato.
Ciò che stupisce è il fatto che a Roma il cristianesimo attecchì nel cuore di molti uomini e donne, pronti poi a testimoniarlo fino al martirio.
La forza del Vangelo è ancora oggi in grado di raggiungere persone di ogni razza, popolo e lingua, perché, accolto nella sua semplicità, illumina di senso ogni nostra azione personale e comunitaria. Il Signore lascia a noi la libertà di accoglienza e lo fa perché non vuole negare a noi la libertà della risposta, ma anche questa è bontà e misericordia che sorprendono.
Nella luce di Cristo leggiamo la vita nuova che la Pasqua offre a ciascuno di noi, rendendoci creature redente, salvate, in cammino verso la Terra promessa.
E’ stato il Battesimo ad introdurci nel mistero della vita di Dio, che ci avvolge in modo amorevole, perché Egli non vuole perdere nessuno dei suoi figli.
Lo abbiamo meditato anche la scorsa domenica nella Festa della Divina Misericordia, che ha visto la presenza di molte persone.
Ora tocca a noi non smarrire le grazie di tanto amore esponendoci a diventare anche noi luce di misericordia per chi ci incontra e dove c’è la luce si cammina meglio, si ha un’idea più precisa di che cosa si debba discernere, perché non si va per vicoli ciechi, ma su strade illuminate e pronte ad accoglierci se per caso ci smarriamo.
Vorrei invitare tutti a lasciarsi avvolger da questa luce per diventare riflesso nei confronti di tutti.

don Sergio

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