La misericordia di Dio elimina le tenebre

Gesù, nel suo discorso programmatico nella sinagoga di Nazaret (Lc 4, 1 ss.), aveva fatto riferimento ad un brano del profeta Isaia (61,1-2) nel quale si leggeva che il Messia, investito dello Spirito del Signore, avrebbe, tra altre cose, ridato la vista ai ciechi. Questo davvero si è avverato con la venuta di Gesù e la pagina del Vangelo di Giovanni di questa domenica ce lo dice chiaramente. Noi sappiamo anche che nel Vangelo di Giovanni i miracoli sono chiamati segni, perché richiamano prodigi fisici compiuti da Gesù, che sono nello stesso tempo prodigi spirituali. Il miracolo compiuto su un cieco nato diventa così motivo di un cammino spirituale per quell’uomo segnato da un limite fisico. Egli riconosce, infatti, in Gesù il Figlio di Dio arrivando a credere in Lui. Non solo gli occhi gli sono stati aperti, ma anche il cuore, capace così di leggere e guardare la vita con gli occhi e il cuore di Dio. Per questo Gesù è venuto nel mondo, per portare la luce alle genti “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce e questa luce rifulse” (Is 9,1). Noi sappiamo che questa è la luce di Cristo, Lui è la luce del mondo che nella Veglia pasquale farà risplendere le nostre chiese dopo il buio della Passione.
Di questa luce noi siamo chiamati a diventare il riflesso. Non possiamo dimenticare ciò che avviene nel rito del Battesimo, quando ai genitori, al padrino e alla madrina viene detto: “Ricevete la luce di Cristo. A voi genitori, e a voi padrini e madrine è affidato questo segno pasquale, fiamma che sempre dovete alimentare. Abbiate cura che i vostri bambini, illuminati da Cristo, vivano sempre come figli della luce; e perseverando nella fede, vadano incontro al Signore che viene, con tutti i santi, nel regno dei cieli”.
Il cristiano è, dunque, figlio della luce, portando in sé la luce di Cristo, con il compito di rischiarare le tenebre del mondo che ci circonda e di mettere in rilievo ogni situazione umana per rivestirla della novità evangelica.
Il mondo in cui viviamo, spesso oscurato dalle tenebre del male e del peccato, troverebbe un varco di luce se ciascuno di noi battezzati fossimo capaci di portare ciò che ci appartiene e che caratterizza la nostra identità: lo splendore della luce di Cristo sui nostri volti e nei nostri cuori.
Per potere essere così è importante riconoscere che Cristo ci è necessario, perché è Lui la sorgente di ogni luce.
Quando ero piccolo, uno dei canti che più mi piacevano quando andavo in chiesa diceva così: “Tu sole vivo per me sei, Signore, luce e calore diffondi nei cuor”.
Ogni tanto mi piace cantare questo ritornello, perché mi fa ricordare lo splendore e il calore della presenza di Gesù nella mia vita e, nello stesso tempo, vorrei che questo lo fosse per tutti i battezzati.
Uscire dalla cecità spirituale è il grande miracolo che possiamo chiedere al Signore, in quanto ci permette di individuare il cammino da compiere per non smarrire la strada della vita e percorrerla, così, senza paure e con grande gioia.
Auguro a me e a tutti voi di potere vivere di tale luce e di saperla trasmettere a chi ci è vicino.

don Sergio

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