Una misericordia che disseta

La seconda domenica di Quaresima, per il rito ambrosiano, è caratterizzata dalla figura della Samaritana, che va al pozzo ad attingere acqua per smorzare la sete, metafora della felicità che l’uomo continuamente ricerca, specialmente in una vita di relazioni, che non sempre riesce ad appagare.
La vita di questa donna ce lo dimostra, infatti, ella non riesce a trovare stabilità: “Hai avuto cinque mariti e quello che hai adesso non è tuo marito”, così le dice Gesù, con una misericordia stupenda, che non accusa, scoprendo in lei quella sete di felicità, che ha bisogno di trovare una sorgente vera.
“Se tu conoscessi il dono di Dio”, le aveva detto precedentemente Gesù, indicando nel dono Egli stesso, il Figlio di Dio venuto nel mondo, per dare agli uomini il suo Spirito, origine di ogni vita. Nel Vangelo di Giovanni più volte è richiamato il simbolismo dell’acqua, come alle nozze di Cana, dove Gesù ha ridato gioia alla festa oscurata di una famiglia che si era appena formata, fornendo il vino dell’allegrezza, lo Spirito datore di vita. Ma anche più avanti, l’evangelista Giovanni riporta le parole di Gesù, che afferma: “Chi ha sete venga a me, e beva chi crede in me”(Gv 7,37-38).
Gesù si rende disponibile per colmare la sete di felicità dell’uomo, anche quello di oggi, che sembra non essere mai contento, nonostante abbia tutto ciò che gli serva per vivere e, forse, qualche volta, anche di più o in sovrabbondanza. Ciò che deve essere riempito è il cuore dell’uomo, sempre alla ricerca di emozioni che riescano a soddisfare le attese più urgenti e che, spesso, non si sa nemmeno quali siano, perché la confusione regna nel mondo dei desideri umani.
Questa domenica può diventare l’occasione per fermarsi un attimo a pensare che cosa vogliamo veramente dalla vita, purificando i nostri desideri, per aprirli a ciò che conta e che dà senso alla nostra esistenza.
Inoltre, possiamo rivedere quale sia il nostro rapporto con Dio e con coloro che ci stanno attorno, trasformando i sentimenti e le emozioni labili in scelte che permettano la costruzione di relazioni autentiche, capaci di appagare i moti più profondi del nostro cuore, rendendolo felice.
Attingere da Gesù l’acqua della felicità diventa garanzia del superamento di stanchezze e delusioni, ma anche sguardo carico di speranza verso il futuro, dando al cammino quaresimale un’impronta di ottimismo.
Proviamo a porci le seguenti domande:
“A quale pozzo attingiamo, in questo periodo, per riempire le esigenze del nostro cuore?”
“Quali richieste stiamo facendo a Gesù?”

don Sergio

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