Una compassione che sfama

L’ingresso nel Giubileo della Misericordia è accompagnato in queste domeniche da testi della liturgia che manifestano la meravigliosa attenzione di Gesù nei confronti dei molteplici bisogni dell’umanità. Lo abbiamo visto la scorsa domenica con il segno dell’acqua mutata in vino alle nozze di Cana e lo vediamo in questa domenica con la moltiplicazione dei pani e dei pesci per sfamare una folla numerosa in mezzo al deserto.
Il Vangelo parla di compassione da parte di Gesù, che significa ‘patire con’, comprensione e partecipazione di una situazione di fatica e bisogno, rivelando i sentimenti profondi di Dio nei confronti di tutta l’umanità.
La cosa interessante è che Gesù non agisce da solo, ma si serve della collaborazione dei suoi discepoli: sono loro, infatti, che distribuiscono alla folla pani e pesci, in un’opera di grande carità che coinvolge molti.
L’amore e la grazia partono da Lui, ma poi si dilatano attraverso chi si lascia coinvolgere in quest’opera grande di attenzione e benevolenza verso tutti.
La forza della Chiesa e dei cristiani che la compongono ha origine da Gesù ancora oggi e non potrebbe operare le grandi opere dell’amore se non attingesse dalla sorgente. Gesù stesso aveva detto ai suoi discepoli la sera del Giovedì Santo: “Voi siete come i tralci uniti alla vite: senza di me non potete fare nulla”.
Quanto sono vere queste parole e quanto dovremmo ascoltarle per non smarrirci nelle nostre paure o nelle nostre presunzioni: Gesù è la nostra forza e uniti a Lui potremo fare grandi cose.
Mi sembra possa essere anche questo il significato della Settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani che stiamo vivendo, con il tema: “Chiamati per annunziare a tutti le opere meravigliose di Dio” (1 Pt 2,9).
L’Unità dei suoi discepoli è il motivo per cui Gesù ha invocato il Padre, sempre quella sera del Giovedì Santo. Probabilmente sapeva che il rischio della divisione poteva sussistere tra coloro che lo avrebbero seguito ed aveva ragione, perché i contrasti si sono avuti già poco tempo dopo la sua resurrezione.
Eppure il messaggio cristiano non nasce da noi, ma da Gesù e se possiamo compiere opere belle lo facciamo per mezzo di Lui e per la forza che attingiamo da Lui.
Quanto è necessario, dunque, pregare per non frammentare il Vangelo e per dare testimonianza di quell’Unità che sola può rendere autentico ciò che diciamo e compiamo!
L’opera di Dio non si ferma, perché la compassione dimostrata da Gesù continua attraverso chi si lascia coinvolgere dalla sua misericordia e ne diventa artefice con la concretezza dei gesti e con l’autorevolezza della parola.
In questa luce cerchiamo di vivere questa domenica la Giornata della solidarietà, proposta nel cammino annuale diocesano dalla Pastorale sociale e che in quest’anno giubilare vuole caratterizzare con un’opera di misericordia: “Alloggiare i pellegrini”.
La crisi economica ha mostrato lo stringente legame tra casa e lavoro e non sono stati rari i casi di persone che a fronte della disoccupazione si sono trovati anche senza una casa.
Tutto ciò non può non interrogarci come Chiesa, per cui il solo parlarne o rifletterne diventa necessario così da non cadere nell’indifferenza e per comprendere che un problema esiste e non è lontano da noi.
Noi non abbiamo la bacchetta magica, ma abbiamo il dovere di stare vicini a chi si trova in questa difficoltà con la comprensione e se è possibile, con un aiuto immediato.

don Sergio

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