Toccati dalla compassione di Gesù

Continua, nella liturgia, la presentazione delle manifestazioni di Gesù, che in questa domenica si rivela nel segno dell’acqua mutata in vino alle nozze di Cana. E’ un dono straordinario per quella festa che si sta affievolendo di intensità e che ha bisogno di un intervento efficace per ridarle vigore.
Gesù si lascia sollecitare dall’attenzione materna di Maria, che lo spinge a fare emergere la grande compassione di Dio nei confronti degli uomini, così che non venga meno in loro la capacità di amare per cui Egli li ha creati.
Ma mi piace rilevare il fatto che il miracolo avviene per l’intercessione di Maria e per la disponibilità dei servi a fare ciò che Gesù dirà loro. Mi sembra di vedere in quei servi gli apostoli che vengono interpellati da Gesù per distribuire i pani e i pesci dopo la moltiplicazione.
Mi sembra che in tutto questo Gesù voglia la collaborazione umana, perché la compassione di Dio si concretizzi e diventi stile dell’agire dei suoi figli.
Solo alla fine interviene lo sposo, con il quale il maestro di tavola si congratula per il buon vino offerto alla fine e per la festa ritrovata.
Gli sposi, dal canto loro, a quanto si legge nella parabola, sono stati i beneficiari di un’attenzione rivolta a loro da molteplici persone: Maria, Gesù, i servi e questo mi fa dire che ci sono situazioni in cui l’amore previene o interviene nei momenti di disagio, sostituendo chi in quella situazione non è pienamente cosciente di ciò che sta avvenendo o non ha la forza per intervenire.
Penso ai matrimoni, dove gli sposi sono talmente presi dalla crisi del loro rapporto che non riescono nemmeno a percepire che la presenza del Signore e la grazia del sacramento possono riportare l’amore all’origine.
E’ necessario, perciò, che intervengano altri come intercessori presso Gesù con la preghiera e magari anche con qualche gesto di solidarietà, come hanno fatto, appunto, Maria e i servi.
Nessuno può sostituirsi agli sposi, ma la consapevolezza di una gioia che si sta spegnendo non può lasciarci insensibili, così la preghiera diventa una forza invincibile.
In questo anno della misericordia possiamo approfittare per venire incontro alla tristezza causata dallo spegnersi dell’amore in molte coppie, interpellando Gesù, il quale a Cana disse che non era giunta ancora la sua Ora, che sarebbe stata poi definitiva sulla croce, strumento di salvezza. 
In forza di quell’Ora, ormai compiuta, dobbiamo avere il coraggio della fede per interpellare Gesù, dove ogni situazione di gioia sembra venire meno.
La settimana ecumenica, che si celebra dal 18 al 25 gennaio, è un’ulteriore occasione per invocare il Padre, alla stessa maniera di Gesù: “Padre, che siano una cosa sola, come Tu ed Io lo siamo”.
La divisione delle Chiese è un fatto triste, poiché non esprime chiaramente l’amore e l’unità voluta da Gesù per i suoi discepoli. Allora è indispensabile pregare per testimoniare la verità di un annuncio che ci unisce, come recita lo slogan della Settimana di quest’anno: “Chiamati per annunciare a tutti le opere meravigliose di Dio” (1 Pietro, 2,9).

Don Sergio

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