“Pastore di una Comunità che ama e che si lascia amare dal Signore” – Intervista a Don Sergio

Dal 1° settembre 2015 don Sergio Zambenetti è il nuovo Parroco della Prepositurale SS. Pietro e
Paolo di Luino. Pubblichiamo un’intervista con la quale don Sergio ci regala un po’ del suo
passato e ci affida le sue riflessioni per il nostro futuro insieme.


1. Potrebbe raccontarci come è sorta in lei la “chiamata” al sacerdozio?

Devo andare molto lontano nel tempo e precisamente agli anni della quarta e quinta
elementare, quando la presenza di un giovane sacerdote nel mio oratorio ha suscitato in me il
desiderio di seguire il Signore abbracciando questa vocazione. Il suo entusiasmo, la sua
spiritualità, la capacità di coinvolgere noi ragazzi nella preghiera, nel gioco, nel canto, nelle
attività teatrali (in quinta elementare sono stato protagonista di un’operetta per ragazzi),
nella collaborazione al baretto, sono stati per me una carica straordinaria. Sentivo che era
bello servire il Signore così.
Sarei dovuto entrare in seminario in prima media, ma problemi familiari, legati alla salute di
mio padre me lo hanno impedito. La decisione forte è invece è avvenuta a 17 anni, per cui
sono entrato in Seminario a 18 anni. 

2. Cosa ha rappresentato per Lei come uomo?

Certamente la possibilità di riempire la mia vita dell’amore del Signore nel servizio ai fratelli.
Dopo la terza media sono andato a lavorare come apprendista impiegato all’Associazione
Commercianti di Gallarate mentre frequentavo ragioneria serale. Il mio impegno in
parrocchia e in oratorio era forte, la mia vita spirituale cresceva sempre più, fino a quando ho
capito che non mi bastava più quello che facevo per il Signore e per la Chiesa. L’esperienza del
lavoro, inoltre, mi ha dato la possibilità di incontrare tante persone, di sperimentare la fatica
e la soddisfazione, ma anche l’ingiustizia e il vile interesse, la disonestà e la mancanza di fede
in molti.
Così il pensiero del sacerdozio diventava ogni giorno di più la possibilità che mi era data di
aiutare gli uomini a recuperare la loro dignità, annunciando la bellezza dell’essere figli di Dio,
amati e salvati da Gesù. 

3. Le mie origini

Io sono di Cavaria con Premezzo (Va), nato all’ospedale di Gallarate con mio fratello gemello,
Dario, il 04.01.1955. Ho inoltre una sorella, Patrizia, di 11 anni più giovane. I miei nonni
paterni erano veneti, mentre i miei genitori sono nati nella provincia di Varese. Mio padre
faceva l’operario, mentre mia mamma sbrigava faccende domestiche in alcune famiglie del
paese, così aveva anche la possibilità di seguirci dopo la scuola. Mia madre è morta 4 anni fa e
da allora mio padre vive con me. Devo molto ai miei genitori, perché mi hanno insegnato la
semplicità e la capacità di affrontare la fatica e la sofferenza con dignità, coinvolgendomi nelle
vicende familiari, sin da piccolo. Spesso ho dovuto rinunciare alle cose materiali, ma non è
mai mancato l’indispensabile. Mio padre era quartultimo di dodici fratelli, di famiglia
contadina, come mia madre e con la gioia di stare insieme partecipando anche alla vita della
Comunità parrocchiale. 

4. Secondo lei qual è il motivo principale della mancanza di vocazioni “oggi” nella
Chiesa occidentale?

Io penso sia il benessere, la mancanza di preghiera nelle famiglie, la poca capacità di
affrontare rinuncia e sacrificio, la diminuzione dei figli, una diminuita vita spirituale nei
ragazzi, che sono troppo presi dalle cose materiali e distratti da ideali fasulli. 

5. Come ha colto la chiamata a trasferirsi a Luino?

Come la logica conseguenza di chi ha detto di sì al Signore e alla Chiesa Ambrosiana. Anche se
mi è dispiaciuto lasciare una Comunità Pastorale che stava crescendo in maniera bellissima e
che mi ha dato tante soddisfazioni, pur con tanta fatica.

6. C’è stata nella sua vita un evento particolarmente significativo e illuminante che
ricorda come “passaggio” del Signore?

Gli eventi sono molteplici, ma certamente ricordo con commozione i miei incontri con il
Signore quando al mattino, durante gli anni della quarta e quinta elementare, prima di andare
a scuola, facevo la mia visita in chiesa, davanti al tabernacolo, con il mio libretto di preghiera
e di meditazione. Sembra strano, eppure, proprio di quel periodo mi ricordo la gioia che
provavo di stare davanti a Gesù. 

7. Può rivelarci qualche esperienza spirituale che ha illuminato e guidato questi
anni di ministero sacerdotale al servizio della Chiesa milanese?

In ogni luogo dove ho svolto il ministero ho vissuto esperienze spirituali particolarmente
significative, aiutato da coloro che mi erano stati affidati.
Senza dubbio i primi anni di sacerdozio, vissuti come vice rettore del Seminario del Duomo di
Milano e animatore della Scuola vocazionale S. Galdino, sempre a Milano. Lì ho sperimentato
la grazia di potere essere strumento del Signore nei confronti di ragazzi che si domandavano
che cosa volesse il Signore da loro.
In qualche altra situazione ho vissuto l’esperienza spirituale dell’incomprensione e
dell’indifferenza di fronte ad un ministero svolto con passione, dove la presenza del Signore si
è rivelata come grazia che consola.
Devo affermare che il ministero svolto a Casatenovo ha maturato in me una spiritualità di
comunione e di paternità, unita a quella della misericordia e della fiducia nella provvidenza. 

8. Quale hobby le interessa in modo particolare? Quale è la sua lettura preferita?

Negli ultimi anni il ministero mi ha assorbito totalmente, togliendomi spazio all’hobby per il
teatro, specialmente i recital musicali.
Leggevo romanzi, ma ora riesco a malapena a leggere il giornale e qualche libro di
approfondimento ecclesiale o biblico. 

9. “Educarsi al pensiero di Cristo!” è il tema del piano pastorale del nostro
Arcivescovo per il 2015-17: quale suggestione Le ha fatto sorgere nell’animo?

Sono convinto che il mistero dell’Incarnazione di Cristo è la stupenda realtà che è capitata alla
storia dell’umanità, perché ha fatto entrare il divino nell’umano, innalzandolo. Così che nei
luoghi dove il cristiano abita, egli può diventare portatore di un messaggio, che è stato
proprio di Cristo, la buona novella di Dio che entra nella storia di ciascuno e di ogni situazione
elevandole ad una dignità altissima. 

10. Porta nel cuore qualche orientamento per la vita pastorale del “nuovo”
ministero che il Vescovo Le ha assegnato (Luino)? Ha da suggerirci qualcosa per
il futuro della nostra comunità ecclesiale?

L’orientamento lo ha dato il Vescovo nella sua nuova Lettera Pastorale, il mio è un compito di
ripresa e di mediazione della stessa, ma ciò richiede una conoscenza maggiore della
situazione pastorale attuale e delle persone che abitano questa Comunità cristiana.
Per il futuro ho il desiderio che le potenzialità presenti in molte persone e di cui sono già
venuto a conoscenza possano diventare forza attiva per rendere questa Parrocchia luogo di
gioiosa testimonianza evangelica, aperta al mondo che ci circonda e che muta in modo
vertiginoso.
Mi piacerebbe essere pastore di una Comunità che ama e che si lascia amare dal Signore,
contenta di vivere alla luce della sua Parola e della sua presenza Eucaristica, capace di
misericordia verso tutti, aperta alle nuove sfide del mondo, ma con la forza che viene dal
Vangelo.
Infine, mi auguro di vedere ragazzi, adolescenti e giovani attratti dal Signore Gesù, pronti per
affrontare la vita nuova che Egli propone e magari, vedere sorgere qualche vocazione
sacerdotale e religiosa.

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