La meta della santità

La festa di Tutti i Santi illumina di splendore il cammino liturgico che la Chiesa, ogni anno, propone e ci prepara a vivere con speranza la commemorazione di tutti defunti, che viene celebrata il giorno successivo.
Il pensiero della santità ha sempre suscitato in me una gioia immensa, poiché leggo negli uomini e nelle donne, segnati da questa qualità, una vita riuscita alla luce della Parola di Dio e della sequela di Cristo, che ha origine nel Battesimo.
Perciò ogni esperienza di vita cristiana deve avere come meta la santità.
Ricordiamo bene il documento finale del Giubileo del 2000 “Novo Millennio ineunte”, in cui San Giovanni Paolo II prospettava che il cammino pastorale della Chiesa e di ogni comunità cristiana è quello della santità.
E lo spiegava così: “se il Battesimo è un vero ingresso nella santità di Dio attraverso l’inserimento in Cristo e l’inabitazione del suo Spirito, sarebbe un controsenso accontentarsi di una vita mediocre, vissuta all’insegna di un’etica minimalistica e di una religiosità superficiale. Chiedere a un catecumeno: “Vuoi ricevere il Battesimo?” significa al tempo stesso chiedergli: “Vuoi diventare santo?”. Significa porre sulla sua strada il radicalismo del discorso della Montagna: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5,48).
Nel contesto attuale parlare di santità sembra discorso di tempi remoti o adatto a poche persone, eppure, scriveva ancora il grande Papa: “ Le vie della santità sono molteplici, e adatte alla vocazione di ciascuno. Ringrazio il Signore che mi ha concesso di beatificare e canonizzare, in questi anni, tanti cristiani, e tra loro molti laici che si sono santificati nelle condizioni più ordinarie della vita. È ora di riproporre a tutti con convinzione questa “misura alta” della vita cristiana ordinaria: tutta la vita della comunità ecclesiale e delle famiglie cristiane deve portare in questa direzione. È però anche evidente che i percorsi della santità sono personali, ed esigono una vera e propria pedagogia della santità, che sia capace di adattarsi ai ritmi delle singole persone”.
In queste parole mi sembra di cogliere la non genericità della proposta cristiana, bensì il mirare a raggiungere la santità nella vita concreta di ciascuno, tenendo conto dei talenti ma anche dei limiti, a cui supplisce la grazia divina.
Affrontare in questo modo la vita cristiana fa superare quella falsa umiltà che impedisce spesso di aprire lo sguardo verso l’alto e rende l’esistenza triste e priva di entusiasmo.
Inoltre, offre uno spunto in più per essere dentro le nostre comunità cristiane e dentro le nostre famiglie con uno stile positivo e con l’attenzione reciproca a valorizzare le cose buone, piuttosto che quelle negative. In ogni comunità e famiglia cristiana dovrebbe esserci una gara reciproca, come dice san Paolo, a stimarsi a vicenda vedendo nell’altro un potenziale santo.
Scrivevo sopra che la festa di Tutti i Santi ci prepara a vivere la commemorazione dei defunti con la virtù della speranza, perché la nostra preghiera per chi ci ha lasciato è un’intercessione nel chiedere al Signore la sua misericordia, così che vengano perdonate tutte le debolezze e i limiti della vita umana, premiando gli sforzi di vita buona che essi hanno compiuto.

don Sergio

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