Andate a tutto il mondo

La festa della Dedicazione della Chiesa Cattedrale ci ha fatto prendere coscienza del nostro coinvolgimento nella vita comunitaria, riconoscendo il nostro ruolo e la nostra vocazione cristiana, che ci fa essere “pietre vive”.
In questa luce la liturgia ambrosiana chiama la domenica successiva alla Dedicazione, “domenica del mandato missionario”, dove siamo invitati a risentire le parole di Gesù che invia i discepoli in tutto il mondo ad annunciare il Vangelo e a compiere le opere di misericordia corporale e spirituali in continuità con ciò che Egli ha vissuto nella sua missione terrena.
“Andate in tutto il mondo” è ciò che risuona continuamente dai messaggi di Papa Francesco, esortando ad essere Chiesa in uscita, verso i poveri, gli ultimi e comunque, verso ogni uomo o donna che attendono una parola e un gesto di speranza, che solo il Vangelo può dare.
Una Chiesa che è in ascolto delle domande di senso nascoste nel cuore di ogni uomo.
Bellissima è la prima lettura di questa domenica, tratta dal libro degli Atti degli Apostoli, che ci presenta il diacono Filippo che, uscendo da Gerusalemme, incontra per strada un tale che sta leggendo un brano del profeta Isaia.
Quel tale chiede a Filippo di chi si sta parlando in quel brano ed egli coglie l’occasione per parlargli di Gesù, tanto che poi, con molta semplicità, domanda di essere battezzato.
Una pozza d’acqua lungo la strada diventa il suo battistero. A me questo brano piace tantissimo, perché rivela la naturalezza della fede cristiana, che non ha bisogno di tanti fronzoli, ma dell’essenzialità e di un cuore aperto ad accogliere la grazia, dono di Cristo, che va al di là di schemi che frenano ogni azione pastorale.
Quando ero piccolo venivo affascinato dai racconti dei missionari e missionarie che venivano in Parrocchia e avrei anche desiderato seguire quella vocazione, ma poi il Signore mi ha suggerito un’altra via da percorrere, che ho capito, nel tempo, essere anch’essa missionaria.
Tutta la Chiesa è missionaria e ogni luogo è ambito missionario, dove l’annuncio del Vangelo diventa possibilità data all’uomo di scoprire la gioia di essere amati da Dio, che ha mandato il suo Figlio per la nostra salvezza.
Perciò mi sento missionario qui, nella Diocesi di Milano, in cui sono stato chiamato a svolgere il ministero di sacerdote per portare il lieto annuncio della misericordia e dalla pazienza di Cristo.
Resta, comunque il fatto, che il bisogno di annunciatori del Vangelo è grande, perché uomini e donne che non conoscono o hanno smarrito l’amore di Cristo cresce sempre più.
Eppure solo in Cristo vi è la consapevolezza della verità della nostra umanità, poiché Egli è l’uomo perfetto, che illumina il nostro desiderio di pienezza e di bellezza della vita.
“Educati al pensiero di Cristo”, come dice il nostro Arcivescovo, tutti noi ne diventiamo testimoni, attraverso la vita e le parole, per costruire una nuova umanità, quella civiltà dell’amore, di cui era paladino Paolo VI.

Don Sergio

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