Un po’ di ottimismo

Vorrei iniziare questi miei pensieri esprimendo la mia soddisfazione e la mia gioia per il buon risultato della festa di inizio dell’anno oratoriano vissuta la scorsa domenica, nella quale si è respirato un clima bello di fraternità, di collaborazione, di partecipazione e di fede. 

Sarà un caso, ma ciò che mi ha colpito durante la S. Messa delle 10.30 è stata la luce del sole che è penetrata attraverso le vetrate della chiesa parrocchiale proprio al momento della consacrazione. Dopo una notte di forte pioggia ed un inizio di giornata poco promettente quella luce ha suscitato la speranza di qualcosa di bello che sarebbe accaduto e che aveva come sorgente proprio Gesù Eucaristia.
Ora si deve continuare con perseveranza, sapendo che la forza delle nostre attività nasce proprio dall’incontro con Gesù, il quale spinge a giocare la propria vita per costruire cose belle e buone.
L’inizio dell’anno catechistico per i ragazzi e di formazione per gli adolescenti e giovani invita a fare dell’oratorio anche un luogo in cui il pensiero di Cristo guida ogni interesse ed ogni attività.
Ci introduciamo così, nell’anno oratoriano, con un sano ottimismo come ci suggeriscono le tre parabole del Vangelo di questa domenica, nelle quali è chiaro come il Signore accompagna i nostri giorni e li fa fruttificare nonostante l’azione del maligno. La parabola del grano e della zizzania ci racconta come il bene è sempre contrastato dal male, ma non ne viene soffocato perché chi vigila sul campo è il Signore, il quale fa crescere nonostante tutto.
La parabola del granello di senape ci invita a non avere paura della nostra pochezza, perché dalla piccolezza e dall’umiltà Dio fa crescere cose grandi.
Infine il lievito dà una spinta al nostro impegno, che sembra, a volte poco producente rispetto ai grandi problemi del mondo. Eppure il lievito fa fermentare la pasta, la fa crescere nel silenzio e nella pazienza.
Le letture di questa domenica sono una boccata di respiro, una carica di ottimismo che ci muove dentro rispetto alle fatiche e le difficoltà che il mondo fa emergere e ci inducono a guardare con serenità il futuro, pur riconoscendo la lotta che dobbiamo combattere.
Questo vale anche per il Sinodo della famiglia che si sta svolgendo a Roma, rispetto al quale i mass media dicono di tutto e di più. Lo scenario che viene comunicato da questi ultimi è tragico e noi non dobbiamo sottovalutarne la portata, ma come cristiani siamo chiamati a guardare le moltissime famiglie che godono al loro interno di grande serenità e fiducia, che sono il segno di un amore fedele, di una capacità di comprensione e di condivisione invidiabili. Ne abbiamo tante anche nella nostra Parrocchia, anche se di queste se ne parla poco. Eppure sanno trovare gli equilibri nelle relazioni nonostante le debolezze e le fragilità, che albergano al loro interno.
La grazia del Sacramento le sostiene e le rende forti.
Avanti allora senza scoraggiarci, poiché il Signore è con noi e non ci abbandona. 

don Sergio

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