Maria, passa via

In questo agosto, per strada, mi accompagnano saluti, commenti, esternazioni, esclamazioni.
In particolare mi si parla del drammatico, pesante, fastidioso trasloco da tanti vissuto. Per me è il quarto. Mi chiedono se voglio una mano, un aiuto.
A maggio per la raccolta dei sacchi Caritas penso di aver stivato in una trentina di sacchi quanto accumulato negli anni. Gli scatoloni dei libri sono arrivati ai monaci di Pradecolo e nella biblioteca parrocchiale che, spero, possa aprire per consultazioni anche archivistiche.
Non vi annoio con altri interventi.
Nei miei cinquant’anni di sacerdozio, fino ad una decisa di anni fa, c’è sempre stato chi accudiva la casa. Ho incoraggiato a restare, aiutandola nelle pulizie più pesanti, la mitica Assunta. Dopo le vacanze di Pasqua, mi telefona per dirmi che non voleva essere di peso e quindi rimaneva a casa. Volevo dare una mano a pulire e Ivana, poi segretaria alla scuola di Maria Ausiliatrice, mi invita a lasciar perdere con un “Maria, passa via”, di materna tradizione.
Mi sono dato da fare e mi è servito.
Ho appena steso il bucato, esposto al sole materassi e coperte. È il rito di ogni sabato mattino.
La lavatrice compie il suo percorso e intanto lavo pavimenti e spolvero.
Quante paturnie smaltite tra un risciacquo di straccio, una spolverata, lo stendere il bucato.
La preghiera delle lodi dissolve le paturnie, ossigenando il cervello con rinnovata speranza.
Qualcuno mi ha detto che non sta bene, non è normale, che un prevosto non abbia una colf. Ho ospitato due volte il Cardinal Martini, altrettante il Cardinal Tettamanzi, un cardinale americano e anche Scola che annota: “In questo appartamento hai un bel parquet!”.
Il trasloco non mi pesa.
Potrei accludere la piantina del mio futuro appartamento di Casbeno. Stiverò quell’imponente susseguirsi di mobili che per ora non trovano spazio.
Spero, in futuro, di poter collocare la camera dei miei genitori con il letto in cui sono nato. Vorrei morire in quel letto. Un’idea suggeritami da una sposa di Armio che si consolava perché il marito era morto nel letto in cui era nato. A me andrebbe bene così! Poi, magari, chiudo la mia esistenza terrena chissà dove. L’importante è che Gesù si ricordi di prepararmi un posto nella Casa del Padre.
Penso che il trasloco non sia soltanto trasporto di cose, ma trasferimento della mia persona.
Non è questione di luogo diverso che con una ventina di chilometri può essere lasciato. È una questione di cuore che non ammette lottizzazioni.
Nella mia preghiera non mancherete, anche se non ci sarà la presenza di questi anni. Gioirò per il battesimo e le nozze, affiderò i defunti al Signore, restando a Varese.
Fino a quando il Signore mi permetterà di badare a me stesso lo farò.
Non ho ancora deciso se cambiare residenza.
Nelle pulizie mi meriterò un “Maria, passa via” perché non saranno perfette.
Chiedo a voi di accompagnarmi con la preghiera perché possa crescere gradito a Lui e utile per chi mi verrà affidato.
L’augurio: con la vostra fede rendete sempre più viva la speranza di una Luino che non tema di essere cristiana in opere di giustizia e verità. 

don Piergiorgio

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