Ho bisogno di te

Il 50° di sacerdozio riprende quel “tu sei sacerdote per sempre”. Non sto ad elencare le tante mansioni ricoperte. Voglio sostare su quanto ritengo esclusivo: celebrare i sacramenti per il popolo cristiano.
Riconosco di essermi impegnato, quasi avvolto, catturato da mansioni che avrebbero ottimamente compiuto dei laici. 
Tra i sacramenti, pur avendo amministrato migliaia di battesimi, centinaia di cresime, e non so quanti matrimoni e certo tanti funerali, rimane che l’Eucaristia riveste, anche numericamente, un ruolo decisivo. 
Migliaia di Messe. Durante le vacanze, i frequentatori lo ricordano, a volte non celebravo la messa, pur tenendo un momento spirituale. Avverto quasi il bisogno di rompere con il ritmo di quattro messe domenicali e troppo spesso due nei giorni feriali.
Ora arrivo in chiesa, per la messa feriale, anche un’ora prima. Esco da pensieri e occupazioni: sono con il Signore, magari scrivendo, come sto facendo ora. Già l’antico maestro spirituale, fin da ragazzo, mi ha suggerito: prima del tuo stare con il Signore, prepara la tua anima.
Accanto alle chiese delle parrocchie in cui ho vissuto il mio sacerdozio, mi accorgo di tanti altri ambienti. Nel deserto del Giordano, in una grotta in Cappadocia, a Betlemme, Gerusalemme sul Monte delle Beatitudini o con i ragazzi e giovani in montagna.
Il popolo di Dio, riunito per la messa, mi ha sempre interpellato.
Con gli occhi ho incoraggiato la preoccupazione di qualcuno. Nelle invocazioni ho coinvolto le miserie e guerre del mondo, non mi ha lasciato indifferente chi è senza lavoro, la preoccupazione per la crisi di un matrimonio, la solitudine dopo una morte.
È facile affermare che il protagonista della messa è Gesù. Mi spiace di averlo offuscato con distrazioni, incombenze, protagonismi indebiti.
Debbo alla premura pastorale del Cardinale Martini l’affiatamento con la Parola di Dio. Avverto che Lui, il Risorto, mi propone la sua pace interiore, come somma di beni.
Sono parte di un presbiterio, cioè di un numero di preti, con cui il vescovo mi ha chiamato a lavorare.
Se numerosi sono i motivi di ringraziamento per le occasioni di incontro, riconosco, nelle celebrazioni, un momento privilegiato. Lo vivrò giovedì sera con i sacerdoti del nostro decanato. Saranno presenti tutti i sacerdoti che sono in Paradiso e che mi hanno accompagnato nel mio ministero.
Prego per le vocazioni.
È meraviglioso volgere lo sguardo e incontrare migliaia di volti.
Mi hanno chiesto di operare come Gesù, buon Pastore e nella fragilità sono stato accanto. Di operare nel nome del Salvatore, avvertendo la gioia per l’abbraccio del Padre. Di camminare per le strade della città, portando l’Eucaristia ai malati.
Il Signore ha ancora bisogno della voce, gesti, passi miei e tuoi per incontrare gli uomini.
Giovedì sera, partecipare alla Concelebrazione e processione, significa prossimità a un 50° di sacerdozio.

don Piergiorgio

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