La mamma di Baltimora

I telegiornali si sono dilungati con riprese. Una mamma a furia di ceffoni porta a casa il figlio, inserito in una manifestazione per la morte di un giovane da parte della polizia.
I vandalismi dei Black Bloc di Milano hanno riportato alla ribalta la mamma di Baltimora.
Un’anziana signora ha urlato dal balcone “Vergogna, vergognatevi”. Tutti i partiti concordi nel condannare. Frequente la domanda: ma dove sono i genitori di questi vandali?
Ho chiesto a chi mi poneva questa domanda: “Ma tu avresti fatto come quella mamma?” Il volto si incupisce. Il combattimento è iniziato. Ci vuole coraggio. Ma è opportuno? Con quale risultato?
Un mio fratello impiegato a Milano in una ditta, si atteggia a grande. Non vuole più andare all’oratorio. Discussione in famiglia. Mio padre lo prende per un orecchio e lo accompagna dal parroco. La faccenda volge al meglio per la saggezza del sacerdote. Placato il padre, ascolta il figlio. Crisi superata.
Una nonna mi fa notare che oggi non si può più dare neanche una sberla. Il nipotino minacciato, dichiara di rivolgersi al telefono azzurro.
Potrei continuare. Mi preme ricorrere ad alcune osservazioni.
Educare alle responsabilità, sapendo anche limitare la propria libertà d’azione. Anzi, dare la risposta giusta nelle varie situazioni, saper scegliere, imparare a valutare è chiaro indizio di maturità ed esercizio di vera libertà e non di licenza o libertinaggio.
Tante immaturità, come i nodi, vengono al pettine.
Genitori che si sostituiscono ai figli, non li aiutano nella crescita.
Dagli sbagli e dagli errori è possibile rialzarsi, purché ci sia qualcuno che aiuti e non faccia tragedie.
Il pregare in famiglia non può essere solo dire le preghiere, ma mettere davanti al Signore i nostri punti di vista, chiedendoci come figli, piccoli o grandi, “quale è il volere del Padre”.
È quanto Gesù ha dimostrato in tutta la sua vita. “Cresceva in età sapienza e grazia davanti a Dio e ai suoi”. In questa crescita c’era impegnato il Padre Celeste e i genitori terreni.
Gesù racconta, con la sua vita quotidiana, il senso del suo stare sulla terra. Far conoscere agli uomini che Dio ama tutti e non castiga. Se fa scendere il sole sul campo del buono e del cattivo, Gesù non si ferma solo con i buoni, ma cerca anche chi fa il male. Muore sulla croce non solo per i cattivi, ma anche per coloro che si sentono buoni, però fanno fatica a riconoscersi peccatori.
A volte può essere salutare anche il castigo. La sberla è umiliante, mortifica.
Il castigo deve trovare la calma di Gesù, che, a chi lo percuote con uno schiaffo, fa notare “Se ho sbagliato dimmi dove e perché. Se non ho parlato male, perché mi percuoti?”
Non raccogliere la sfida è doveroso da parte di ogni educatore. Ignorare o ridimensionare le provocazioni sono stratagemmi per richiamare l’attenzione su di sé.
Ho accumulato una serie di prese di posizione sbagliate. Ho imparato a chiedere scusa.
Nelle relazioni con gli altri ritorna quella lontananza da vivere di Gesù che mi fa dire in verità: “per mia colpa …” e non per colpa di chissà chi.

don Piergiorgio

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