Punto e a capo

Come presentare al Signore Mario Prato, sindaco di Montegrino? La messa raccoglie, nella parrocchiale, con i familiari, i sindaci del territorio e un numero di persone tale da occupare anche il piazzale.
I discorsi commemorativi sono stati pronunciati nel palazzo comunale ora, nell’omelia, propongo alcune riflessioni sulla funzione del sindaco.
A guidarmi è una frase di Sant’Agostino nella sua opera “La città di Dio”.
“A capo (della città) ci sia la verità, con una legge, quella della carità e una misura: l’eternità”. Il potere formula programmi, giudizi, valutazioni segnati dalla propria appartenenza partitica. La politica è la cura della “polis” (città) con una popolazione, storia, tradizioni, necessità urgenze che in ogni epoca assumono particolari connotazioni.
La verità è quindi, non in una mente, ma nella concretezza di un territorio con delle innegabili priorità, legate al volto e al destino odierno della città.
Qui già operano associazioni di stampo culturale, sociale, caritativo, sportivo, scolastico, amatoriale che, con una cerchia più o meno vasta, coinvolgono centinaia di persone.
Questo volontariato organizza, promuove, incontra e tenta di soddisfare i vari bisogni dei cittadini.
L’amministrazione non deve pensare solo a sostenere economicamente, fondamentale è l’ascolto per una lettura del territorio.
La collaborazione non può essere soddisfatta con il logo comunale sui manifesti.
È decisiva la partecipazione di un amministratore all’evento per cogliere pensieri e prospettive, esprimendo attenzione.
Certo la verità per un territorio è sempre oltre, conosce tempi di attesa, desidera non perdersi su contrapposizioni, ma auspica sempre un’intesa anche sofferta.
In questo procedere si dà spessore alla carità da intendere come solidarietà, fraternità o con una parola efficace: condivisione.
Già le associazioni tentano di coniugare il verbo condividere. Qui c’è campo aperto non solo per i servizi sociali, ma per tutti gli assessorati.
Il benessere dei cittadini è la cartina di tornasole per una buona amministrazione.
In un’epoca dove il “mordi e fuggi”, “usa e getta”, “ciò che mi piace”, “tutto subito” “posso e voglio” … sono pretese quotidiane, il buon amministratore ha come “misura” l’eternità.
È più che ovvio che determinate urgenze e miserie debbano essere affrontate. C’è da porre in atto una logica di promozione e dignità di ogni persona. Questo è l’eterno.
Il patrimonio secolare, arrivato a noi, è la tradizione che si incarna ed esprime in usi e costumi, in particolari manifestazioni, nella riconoscenza per il sorgere di istituzioni, nella conservazione di monumenti.
Il 31 maggio saremo chiamati a rinnovare l’amministrazione della società. Guardiamo bene in faccia, consideriamo, le persone che ci sono proposte.
Vogliamo uomini e donne desiderosi di lavorare avendo a capo la verità, la condivisione, con un ascolto attento e premuroso per chi già opera per il benessere di tutti. 

don Piergiorgio

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