Fede, pane quotidiano

È venerdì Santo, sono in attesa dell’inizio della celebrazione in ricordo della Passione di Gesù.
Rimango colpito dal ripetersi di un termine: “Pensaci tu” nel racconto di Matteo. Giuda, con il suo progetto deluso, tradisce Gesù per trenta denari. Il rimorso gli fa gettare le monete davanti ai sacerdoti. Non sanno dire altro al ripensamento che “pensaci tu”. Cioè arrangiati.
Pilato tenta di salvare Gesù proponendo un confronto con Barabba. Ne esce perdente. Pilato con il suo “pensateci voi” non prende posizione. Sono affari vostri.
A Simone di Cirene i soldati impongono di aiutarlo a portare la croce. È un altro “pensaci tu”.
La gente che assiste allo spettacolo della crocifissione, schernisce Gesù “hai salvato gli altri, adesso salva te stesso”. Pensa a te stesso, che cosa ti è giovato aiutare gli altri?
Nei momenti e situazioni più diverse ci è stato detto: arrangiati, sono fatti tuoi, pensa a te, fatti i fatti tuoi, il bene non paga, il mondo gira anche senza di te.
A ben guardare, anche se costretto, Simone di Cirene aiuta Gesù a portare la croce. Marco nel suo Vangelo dice che il Cireneo è il papà di Alessandro e Rufo. Ora sono cristiani forse per quel gesto generoso del padre.
A Gesù che chiede da bere, mentre è in croce, uno dei presenti con una spugna, posta su di una canna, gli dà da bere. Il centurione, vista la morte di Gesù, lui un pagano, dice: “Ma veramente costui è il figlio di Dio”.
Sono piccoli pensieri che si trasformano in atti di premura, attenzione, fino ad arrivare alla fede.
Comprendo perché San Paolo con la sua ben chiara posizione nella vita, con un carattere deciso, riesca a comprendere quanto sia determinante per lui il pensiero di Cristo e l’avere i suoi sentimenti e non i propri.
Mi risulta difficile arrivare sulla croce a consegnare la propria madre a Giovanni, un esproprio personale per donarla a tutti. Lui innocente condannato ingiustamente, non grida l’ingiustizia. Accoglie ancora la supplica del ladro che paga per i suoi delitti e con “oggi sarai con me in Paradiso” mostra la forza di amore che niente può fermare.
Comprendo il filosofo Lévinas che presenta il vero atto di fede nel momento della morte. Prima ci sono sempre tante vie di uscita.
In quel momento finale forse griderò: Dio, Dio mio perché mi hai abbandonato?”. Chiedo alla Madonna, nell’ora della mia morte, di poter vivere il vero atto di fede. “Padre nelle tue mani consegno il mio spirito”. E lo spirare di Gesù non è il cessare di respirare ma gesto inaudito che ci consegna il suo spirito.
Mi chiamano, in questo venerdì Santo, per il viatico ad un’inferma che sta per morire. Mi riconosce, si confessa, riceve la comunione, desidera l’unzione degli infermi e prega con me e la figlia. Una fede e abbandono così sereno è possibile dopo una vita in cui la fede è stata pane quotidiano.
È proprio la fede in Cristo che ti rende capace di un pensiero che non è di questo mondo.

don Piergiorgio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...