Non tirare a campare

Trovo tante persone soddisfatte perché sono consapevoli dell’importanza di avere un lavoro. Si spendono perché tutto proceda al meglio. Condividono le preoccupazioni del titolare per gli ordinativi. Sono pronti a non contare il tempo oltre il contratto. Sanno vivere quella collaborazione che favorisce l’impresa. La cordialità con la disponibilità divengono aspetti decisivi anche nel contatto con i clienti.
Per la verità incontro anche chi si lamenta per lo stipendio, per i colleghi, per l’orario, per le difficoltà a reggere il bilancio familiare.
Colgo anche l’amarezza per la precarietà del posto che rischia di saltare. Ho già parlato di arrivi da altre regioni perché qui c’è lavoro. Sono disposti a sacrifici non indifferenti. Ogni domenica incontro questi nuovi concittadini.
Stiamo un po’ cambiando mentalità e stili di vita.
Quaresima è stato il tempo per utili e necessari cambiamenti.
Oggi la festa di condivisione, proposta dalla Caritas, è richiamo forte ad essere nuova creatura.
Seguo qualche dibattito televisivo nelle sere senza impegni. Gli applausi sottolineano le posizioni più reazionarie e conservatrici. Se per evitare il declino biologico ricorriamo a numerosi espedienti, perché questo non può avvenire assumendo una mentalità aperta e propositiva?
Cassandra diceva sempre la verità senza mai essere creduta. La ritenevano una disfattista. Forse troppa dipendenza da trasmissioni televisive, ci conduce ad assumere mentalità capaci di trasmettere sfiducia e insicurezza.
Il tempo pasquale aiuta a compiere un vero discernimento su ciò che in noi è pesante zavorra.
Gravi disordini, guerre, violenze, attentati terrorizzano tante nazioni. Anche in noi si depositano stati di ansia, preoccupazioni per il futuro.
C’è chi ha definito questa nostra epoca: liquida. È il momento di una chiara e forte identità. Non ci vogliono crociate. La bellezza e forza della nostra società si afferma privilegiando famiglia, vita ed educazione.
Un’identità chiara e forte non si nasconde dietro a vani: “non ho tempo”, “non si potrebbe fare altro”, “questo è un fare per fare”, “non si possono buttare lì iniziative”, “lasciamo perdere, tanto saranno sempre i soliti”.
Certamente su queste espressioni c’è di che riflettere. Rimane però che, a fronte di una proposta o di un programma, spesso si reagisce con questi lamenti. Una vita così ci rende statici, in continua discussione e preoccupazione.
Le liste per il rinnovo del Consiglio pastorale parrocchiale dicono la disponibilità di persone pronte a collaborare per il bene comune.

don Piergiorgio

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