Al di là del brusio

Mentre il Carnevale infuria, acquista particolare rilievo la lettura del libro del Qoelet. Può essere utile trovarlo nella Bibbia e meditarlo in questa Quaresima. Probabilmente risuona all’orecchio “tutto è vanità” come un ritornello siglato di fronte alla precarietà di ogni aspetto della vita. L’attenzione riservata al tempo con il suo scorrere parla di un affanno che impegna energie per ciò che finisce. Non si arriva ad un fatalismo, ma a comprendere che c’è un tempo favorevole, il tempo della salvezza. La preghiera diventa la grande opportunità da accogliere con determinate condizioni. Intendo riferirmi al capitolo IV versetto 17 con “bada ai tuoi passi quando ti rechi alla Casa di Dio. Avvicinati per ascoltare…”
Il nostro Arcivescovo proponendo il ricupero della Messa domenicale, vuole valorizzare il silenzio, al di là di ogni brusio e preghiera. Tre sono i momenti: prima della celebrazione, dopo l’omelia e dopo la comunione. Già noi sacerdoti lasciamo qualche attimo. Gli affanni e le preoccupazioni, forse, prendono il sopravvento per cui non c’è l’ascolto del Signore.
La raccomandazione da non disattendere si presenta così: “non essere precipitoso con la bocca e il cuore non si affretti a proferire parole davanti a Dio, perciò siano poche le tue parole”.
Il Vangelo propone “quando pregate, non moltiplicate le parole come fanno i pagani. Il Padre vostro sa di cosa avete bisogno”.
Da anni ormai recito i salmi del Breviario dal Mattutino alla Compieta. Sono tantissime parole, però so che sto portando davanti al Signore tutta la nostra parrocchia. Non è tanto decisiva la mia attenzione. Quello che conta è offrire al Signore del tempo per unirmi alla sua opera e intercessione per l’umanità.
Efficace il Vangelo di Marco (12, 38 – 44) nella confusione del tempio di Gerusalemme, i discepoli probabilmente guardano la devozione di scribi e farisei. Il richiamo è per la vedova povera. Nel suo gesto nascosto Gesù coglie l’autentico modo di stare davanti a Dio. A lui debbono volgere lo sguardo e prendere esempio i discepoli di allora e noi oggi.
Diverse persone mi fanno notare aiuti importanti. Il Rosario alle 18 sintonizzati con Lourdes, il libro delle preghiere, magari ereditato, le devozioni e novene.
Teniamo presente che sono aiuto, come la pista di decollo dell’aereo. Se ci si ferma lì, è un frastuono senza volo.
Il Signore ascolta le vere preghiere che, nel silenzio dell’anima, arrivano a cogliere quanto occorre deporre e quale stile di vita assumere. La prova che il Signore ha ascoltato la mia preghiera è la mia vita che a poco a poco cambia.
Sant’Agostino mostra chiaramente il valore della preghiera nel silenzio: “Entrai nell’intimità del mio cuore e vidi, con l’occhio dell’anima mia, una luce inalterabile sopra il mio sguardo interiore e sopra la mia intelligenza. Non era una luce terrena. Era la luce che mi ha creato. E se mi trovavo sotto di essa, era perché ero stato creato da essa”.

don Piergiorgio

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