Beata infanzia

In quarta ginnasio il professore di francese ci impone la lettura in lingua originale de “Il Piccolo Principe” di Saint-Exupéry.
Quando si è studenti i compiti da eseguire sono quotidiani. Sbuffare è normale. Lamentarsi è consuetudine. Questo libretto lo guardo con commiserazione. I disegni infantili mi indispongono. Non sono un bambino. La trovata del serpente che mangia l’elefante e tutti nel disegno ci vedono un cappello, mi sconcerta. Proseguo per dovere. Mi sciolgo a poco a poco. Il riassunto richiesto, al termine, mi riesce proprio bene.
Adesso c’è un proliferare di edizioni perché è scaduto il tempo fissato per i diritti di autore.
Mi sorprende un’edizione “Ancora” che presenta “Il Piccolo Principe”, stavolta in italiano, commentato dalla Bibbia.
Lo rileggo d’un fiato. Decido di proporlo in qualche sua parte ogni venerdì di Quaresima alle 18 a San Giuseppe, dopo il vespero.
Il candore di Saint-Exupéry mi fa bene, ancora a quest’età. Mi ritrovo spesso nei suoi panni quando ascolto i bambini del nido e poi su fino alla terza media. Basta stare lì a guardare dalla finestra e scoprire un elefante a forma di montagna. Ci costruisci una breve storia. Cogli la sorpresa nelle domande. 
Solo con una attenzione all’ascolto dei piccoli è possibile cogliere il richiamo evangelico: “Se non diventate come questi piccoli non entrerete nel regno dei cieli”.
“Che se il paradiso è eterno, stare in contemplazione può interessare per il tempo di un weekend” così afferma, in un libro, un autorevole psichiatra.
L’animo semplice vive lo stupore per tutto, gusta ogni parola, apprezza ogni aspetto, gioisce per una presenza. Con tutto il daffare finiamo per vivere lo “scarto” di ciò che dovrebbe essere valorizzato.
Proverbi del tipo: il tempo è denaro, il mattino ha l’oro in bocca, finiscono per totalizzare il quotidiano.
Il respiro della Quaresima, con la moderazione, disponibilità, apertura d’animo, silenzio, può portarci a scoprire e rivitalizzare relazioni, spazi, tempi.
Si fa presto a concludere che la poesia non risolve i problemi urgenti e gravi.
Sto imparando a staccare. Mi trovano per strada mentre cammino. Mi augurano buona passeggiata. Certo tra un appuntamento in un luogo e la presenza in un altro, per me è vitale salutare, osservare un anziano che fatica sul pavé delle strade, lasciarmi trasportare da fantasie, recitare un requiem per un defunto, sostare per raccogliere una battuta.
Non perdo tempo, lo scopro risorsa da non sprecare.
Magari non riesci a venire a San Giuseppe nei venerdì di Quaresima alle 18. Vivi però un tuo tempo di grazia.
Quaresima con i suoi quaranta giorni è un richiamo al grande dono della vita.

don Piergiorgio

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