Convivialità

Rimango sereno in S. Giuseppe. Fuori piove e dalle Motte in su nevica. Rivedo l’incontro con il Cardinale a Seveso. Gli ho chiesto il motivo per cui sta usando la parola “convivialità”. Per lui riveste grande importanza. Ha la sua origine nell’EXPO 2015. Il motto “Alimentazione: energie e vita” è senza dubbio significativo.
Ricordiamo tutti Polifemo. È l’insulto all’ospitalità. Gli ospiti sono il suo banchetto per rinnovare le energie e la vita.
È a questo punto che la convivialità acquista importanza.
L’Arcivescovo indica un brano dei Promessi Sposi per indicare l’ospitalità lombarda che non esita a condividere il pane.
Senza nulla togliere al Manzoni, mi sembra decisivo, nell’illustrare la convivialità, riferirmi ai Vangeli.
Scribi e farisei non esitano a definire Gesù “mangione e beone”, amico di pubblicani e peccatori". In effetti sono molti i pranzi di Gesù o le parabole che parlano di banchetto.
Può essere utile rivedere nel Vangelo di Luca il contesto in cui Gesù si siede a tavola. In casa di chi si trova, perché è arrivato lì, che cosa dice? Non si accenna mai al menù. È decisivo cogliere che per lui un pranzo è occasione di incontro, confronto, proposta.
La convivialità ha quindi un suo primo elemento, appunto l’incontro, la relazione, non tanto con il cibo, ma con le persone.
Nell’ultima cena, Giuda non regge questo contesto ed esce dal cenacolo. L’incontro non è quindi solo presenza, è carico di coinvolgimento, impegna, chiarisce, invita ad entrare in questione.
Anche per noi il momento conviviale, così scontato, sottolineato dal gradimento o meno del cibo, può conoscere il tranquillo discorrere, la fretta di correre ad una propria occupazione, lo scatto d’ira, il mutismo.
C’è però un’evidenza che molti sottolineano. Quando muore un familiare c’è il posto vuoto.
Per Natale ho speso qualche parola per far uscire dal bisogno di isolamento persone che, avendo un lutto, rifiutavano l’invito a pranzo dei figli o nipoti.
In un Salmo è forte il contrasto: “anche l’amico con cui mangiavo il pane, alza contro di me il suo calcagno”.
L’amicizia e la familiarità sono il clima della convivialità che non può essere tradita da nulla.
Anche noi nell’Eucaristia, se da tempo non riconosciamo i nostri peccati, come dice S. Paolo, “mangiamo la nostra condanna”.
Non è solo un recupero da attuare nelle nostre case. Esiste un chiaro riferimento al desiderio di Dio Padre di trovare l’umanità avvolta da una familiarità universale.
Di questi tempi la violenza che profana nazioni, città e abitazioni ci stimoli a rendere sempre più viva e vera la “convivialità”.
Ogni Messa ci induca ad invocare questa grazia in attesa di vivere un giorno “nella casa del Padre mio ci sono molti posti. Vado a prepararvi il posto”.
Saremo nella gioia eterna se sapremo già vivere e far vivere con anticipo di vera convivialità ora.

don Piergiorgio

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