Cultura dell’incontro

La neve non blocca in casa una decina di persone. Raggiungono la parrocchia per un confronto organizzato dal gruppo socio-politico. La scadenza amministrativa chiede attenzione. Ci si trova attorno a due interrogativi sul programma e le persone.
Affiora subito un sottofondo di sfiducia. Si scrivono belle parole, si prospettano orizzonti profondi, si aprono cantieri per risolvere ogni problematica. E poi non si fa altro che gestire. Per questo basterebbero i tecnici. 
Riusciamo ad inoltrarci nel cammino per definire quale volto si ipotizzi per la città. A margine l’annotazione sugli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso. Allora sì la città era polo vivo e capace di attrarre.
Non basta soddisfare il bisogno di sopravvivere, occorre leggere ed individuare i bisogni che le persone e le città chiedono.
La “cultura dell’incontro” sembra essere importante non come collezione delle più disparate richieste, segnate troppo spesso da individualismi e interessi.
La molteplicità di associazioni e organizzazioni sono patrimonio da sfruttare con attento ascolto da parte degli amministratori. I volontari della cultura, del sociale, del soccorso, dello sport hanno a cuore il bene della città e dei cittadini. Hanno qualcosa da dire. Non penso chiedano soldi. Se l’attesa di una persona è quella di valere qualcosa per qualcuno, merita confronto. 
Si condividono questi punti programmatici. Affiora però sempre lo scoglio che per fare occorrono soldi.
Sostare continuamente sulla ragione di impegnare in un puro e continuo calcolo matematico, tarpa le ali a tutto.
Concretamente il non sprecare è immediata richiesta.
A fronte di bisogni condivisi per un vivere equilibrato, integrato, dignitoso, giusto e pacifico, l’amministratore non può solo dichiarare: “non ci sono soldi”. L’impegno deve passare dalle richieste imposte dai bisogni, al desiderio di operare insieme perché qualcosa cambi. 
Abbiamo la responsabilità di promuovere e migliorare quanto ci è stato consegnato. Le giovani generazioni non possono essere sacrificate nel pagare gli errori del passato.
Investire su ragazzi e giovani chiede attento discernimento da attuare con quanti dedicano energie e tempo, proprio per loro. 
La “cultura dell’incontro” per un nuovo volto della città richiede uomini decisi a servire con profondo senso civico.

don Piergiorgio

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