Come figli

Sono in chiesa. È il pomeriggio dell’ultimo giorno dell’anno. Medito sul messaggio di Papa Francesco: “Non più schiavi ma fratelli”. Quasi con un ritmo angosciante si allineano i mali del mondo. Lui dice che è in atto la terza guerra mondiale. Più di 50 nazioni sono sconvolte da guerre.
La geografia delle violenze è più estesa di quella della pace. Le vittime sono vecchi, donne e bambini. Sono i più deboli e fragili. La cronaca titola quasi ogni giorno crudeltà inaudite anche tra le mura domestiche. Gesù ai suoi contemporanei si rivolge: “questa generazione perversa e adultera reclama un segno”. Ogni generazione, allora come adesso, presenta i propri Erode. Non hanno altro dio se non l’io individuale da soddisfare. Con voracità assurda reclamano sempre nuove prede.
In questa settimana dell’educazione è doveroso sostare sui bambini.
La liturgia natalizia offre continui riferimenti a loro. La strage degli Innocenti; i pastori invitati dagli angeli a cercare il Bambino avvolto in fasce; il sogno di Giuseppe pressato a portare in salvo Gesù; San Paolo preoccupato di portarci verso la statura di Cristo, il Figlio. Bambino – Figlio. È un percorso da compiere. Sempre San Paolo vuole portare il cristiano al nutrimento solido del figlio che cresce, lasciando il latte del bambino. Dio stesso è impegnato con il popolo ebreo a minacciarlo di castighi per condurlo a mentalità e stili di vita delineati nei comandamenti.
Il dono del Figlio di Dio nella carne umana è per un nuovo umanesimo, in cui l’infanzia dello spirito rende “il piccolo nel Regno di Dio, più grande di Giovanni il Battista”.
Con Gesù porre al centro i nostri bambini significa prendere coscienza della dignità di figli che chiedono la crescita.
Attorno a loro c’è una congerie di cose, spese, adempimenti. Mancano le persone. Saranno sempre bambini che reclamano cose. Non saranno mai figli perché le persone sono impegnate altrove.
Il lavoro è importante e necessario. In due si riesce a dare una certa sicurezza economica alla famiglia. Manca quella umana.
Curare la crescita di un figlio per non lasciarlo eterno bambino è tragitto che deve osservare alcune indicazioni.
Dare tempo per incontrare una cronaca che possa ricomporsi in storia. Offrire un volto capace di risposte a domande chiare ed importanti. Stare con la mano nella mano per un calore capace di conforto. Raccogliere il sussurro prima del sonno con il bisogno di un bacio, segno di affetto. Impegnare i soldi non per un parcheggio temporaneo, ma per una formazione che interessi tutta la persona.
Stare con i bambini perché siano figli è l’impegno di Gesù: “lasciate che i bambini vengano a me”. È la costante occupazione della comunità cristiana che a Luino dedica non solo spazi: Oratorio e Scuola Parrocchiale Maria Ausiliatrice. Soprattutto pone persone che con la famiglia vogliono vedere crescere come Gesù, il Figlio, i propri bambini.

don Piergiorgio

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