È questione di spazio

Dopo la Messa delle 16 a San Giuseppe, momento atteso, è la Novena di Natale. 
Ripenso, come ciascuno, alla mia fanciullezza. Radunati nel gelo della chiesa, il cuore era caldo.
Più meditativa e centrata sul mistero dell’Incarnazione la Novena del Seminario.
Poi la gioia di radunare i ragazzi ai tempi dell’oratorio a Saronno.
A Desio l’amarezza nel toccare l’assenza. Come Gesù si fa prossimo a noi, lasciando il cielo, così vado io per la Novena nei vari quartieri e i ragazzi con le loro candele arrivano illuminando la notte, mentre gli adulti preparano l’albero con le luci e la cioccolata calda.
A Luino la mia incarnazione, lo stare con voi per quindici anni. Anche qui tanta premura e calore natalizio. La gioia di stare con i sacerdoti. Il trascorrere di casa in casa lasciando con la benedizione una parola, uno sguardo, un sorriso.
L’attesa della decisione del Vescovo sul mio futuro. Ogni Natale porta con sé un chiaro sentimento di attesa.
Il “tutto subito” caratterizza questo nostro tempo. La suggestione mediatica ci condiziona rendendoci consumatori. Non si tratta solo di cibo e cose. Le persone appaiono come sulla scena, recitano la loro parte.
Rimango per un po’, mi distraggo, applaudo, esco.
L’Emmanuele è il Dio con noi. Lo stare di Gesù, senza impazienza, trent’anni a Nazaret con Maria e Giuseppe. Solo tre anni per passare, fare del bene e sanare.
Poi la croce. I discepoli lo abbandonano. La sensazione del tutto è compiuto. Non rimane altro che tornare a casa. 
Il seme caduto in terra necessita di tempo per dare frutto. Avverto una possibilità di lettura per la mia vita, una grazia da accogliere.
Papa Francesco al Consiglio Europeo parla di un’Europa stanca. Pone una serie di domande introdotte da un “dov’è”.
Se il tempo ci è donato, ma non ci appartiene, lo spazio è nostro. Non è solo lo spazio fisico, ma il territorio con tutto ciò che comporta di relazioni. Se guardo il nostro spazio civico in attesa di una nuova
amministrazione, quali domande si affermano?
La medesima considerazione è doverosa per la parrocchia, le famiglie, la scuola, il luogo di lavoro.
Lo spazio ci appartiene, è da condividere, necessita di relazioni che si rinnovano, di decisioni da assumere.
“Per lui non c’era posto” “è venuto nella sua casa e i suoi non l’hanno accolto”.
Non sono parole che generano suggestioni pittoriche o poetiche. È la realtà di uno spazio rifiutato.
Vieni Signore Gesù, la terra ti attende e anche il mio spazio.

don Piergiorgio

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